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martedì 17 dicembre 2013

Quello che volevo sapere

Sabato sera a cena, qualcuno aspettava il momento giusto ed era pensieroso e distratto.
Aveva bisogno di fare domande importanti,
di quelle che segnano il confine,
che danno da pensare,
di quelle che servono,
domande che cercano consigli e che prevederebbero risposte sincere.

"Papa`, tu quante fidanzate hai avuto?",
"Molte",
"...",
"Molte, quante?",
"Piu`o meno...",
"Chiedilo a me che sono donna come te. Io, per esempio, ne ho avuti solo tre",
"Ma cosa dici? A me hai raccontato un'altra storia",
"Ti dico che ne ho avuti tre",
"Va be', io preferisco fidarmi di quello che dice papa`",
"...",
"E, quanti anni avevi quando hai dato il primo bacio?",
"Dunque, andavo alle elem...",
"Venti! Aveva vent'anni; dammi retta, tuo padre non si ricorda bene!",
"Veramente io mi ricordo benissimo, frequentavo la quarta elementare",
"Possibile che...",
"Bene, era quello che volevo sapere".


mercoledì 4 dicembre 2013

Preadolescenti e coetanei

Sono uguale ai miei coetanei.
Pertanto se loro indossano il cappello di lana appena appoggiato alla nuca e in modo che un lungo ciuffo di capelli cada davanti all'occhio destro, impedendone la funzione cui e`destinato,
allora anch'io imparero`a guardare con un occhio solo.
Sono uguale ai miei coetanei.
Pertanto se loro, nonostante il gelo, indossano pantaloni lisi e stracciati sulle ginocchia,
allora anch'io vorro` essere attraversata da quel vortice di correnti d'aria.
Sono uguale ai miei coetanei.
Pertanto se loro comunicano solo attraverso l'etere, pigiando tasti microscopici alla velocita`della luce,
allora anch'io fingero`che non siano davanti a me e gli uozzappero`qualcosa.
Sono uguale ai miei coetanei.
Pertanto, quando al mattino mia madre mi salutera`davanti al cancello della scuola, tentero`di sfuggire al suo abbraccio, e staro`molto attenta affinche`nessuno mi veda mentre le do quel bacio sulla guancia che lei tanto aspetta.


giovedì 28 novembre 2013

Sospetti

Certi sospetti spuntano all'improvviso.
Affiorano inconsciamente tra impegni e cose da ricordare.
Emergono dal groviglio di pensieri quotidiani come la luna piena dal buio della notte e manifestandosi diventano certezza.

"Hei, birba piccola",
"Eh",
"Ma tu la maglia intima ce l'hai addosso?",
"Certo mamma",
"Ehm. E quale stai usando?"
"La solita, quella di sempre".

Il misfatto appare chiaro:
la birba indossa la stessa maglietta della salute da un mese, perche`una madre svanita, distratta e irresponsabile ha ripetutamente dimenticato di mettergliene una pulita nel borsone degli allenamenti, e perche`lei, creatura innocente ma refrattaria alla pulizia, non si sarebbe mai fatta sfuggire una tale opportunita`.


giovedì 21 novembre 2013

Basta dire no

Ore 20.00, piove.

I tre quarti della famiglia sono appena rientrati da un pomeriggio di attivita`sfrenate e spensierate. La birba piccola giace priva di sensi sul divano, sfiancata da un allenamento sotto la pioggia battente.
La preadolescente, invece, in preda alle scalmane, si aggira per casa a piedi nudi, in maglietta e pantaloncini, anche se fuori ci sono dieci gradi e in casa meno di venti.  

"Come e`andata oggi a scuola?",
"Bene, ho preso nove in tecnica, e`la mia materia preferita, mi sono impegnata molto e ce l'ho fatta a prendere un bel voto",
"Che bella notizia, brava",
Attenta. Sta per chiederti qualcosa.
"Mamma, che dici, mi daresti il permesso di truccarmi?",
Eccola qua la richiesta del secolo, quella che aspettavi e per cui ti sei preparata un discorso inappuntabile. Sarai inflessibile.
"Cioe`metterti l'ombretto, il mascara e il fard?",
"Non tutto, solo l'ombretto e l'eyeliner",
"No",
Brava, stai andando benissimo.
"Ma perche`? Nella mia classe quasi tutte si truccano",
"No, non prima che avrai compiuto tredici anni",
Perfetta, ineccepibile. Complimenti.
"Ecco, lo sapevo, non posso fare mai niente!",
"Il trucco serve a sembrare piu`giovani e a mascherare i difetti, tu non ne hai bisogno. Invece, potresti iniziare ad usare una buona crema per il viso o una superprofumata per il corpo, ce ne sono alla fragola, al mandarino, alla pesca...che ne pensi?",
"Mpf",
Non funziona. Piano B.
"Dov'e`finito il lucidalabbra che ti ha regalato la nonna?",
"Quello posso usarlo?",
"Solo quello pero`. Promesso?",
"E lo smalto colorato, posso?",
Inflessibile, ricordi?
"Non a scuola",
"Dai, quello rosa pelle",
"E va bene, ma non chiedermi altro fino ai tredici anni, chiaro?",
"Chiarissimo!".  

Bene, si tratta di tener duro per un paio d'anni, che sara`mai.
Passeranno in fretta.
In fondo basta dire no.
E`facile.


lunedì 11 novembre 2013

Come l'invincibile Rafael Pinheiro

Gli allenamenti della birba portiere durano novanta minuti.
Novanta minuti con l'allenatore personale, che`il suo ruolo e`diverso da quello di tutte le altre energiche e volitive compagne di squadra.
In quel frangente, la novenne impavida e baldanzosa resiste alle intemperie, alle escursioni termiche e alle pallonate.
Impara a parare, a uscire e a saltare,
a calciare lontano, ad arraffre la palla dai piedi dell'avversario e a non sentire dolore.
Impara ad accettare la sconfitta, a fare squadra e ad esultare.
Impara soprattutto a soffiarsi il naso come i grandi del pallone.
Come l'invincibile Rafael Pinheiro.

"E`facile. Il fazzoletto non serve. Basta tappare una narice e soffiare fortissimo con l'altra; il muco schizza fuori velocissimo e finisce a terra. Va be' se sei sfortunato finisce sulla maglietta, ma quella si puo`lavare".




giovedì 7 novembre 2013

Povera sciocca

E sei li`.
Immersa nelle tue ansie quotidiane, a chiederti dove hai sbagliato,
a contenere il peso sullo stomaco che ti procura dover ripetere sempre le stesse cose,
a lottare contro un'inspiegabile insonnia,
ad incastrare gli impegni che si accavallano con le montagne di compiti.
Sei li`, in biblioteca a consegnare il libro che avresti voluto finire,
che hai rinnovato gia`una volta e per il quale adesso ti tocchera`pagare anche la multa.
Sei li`a cercare le parole per giustificarti, che`ci mancava pure il senso di colpa,
che`forse quel libro lo sta aspettando qualcun'altro.
Sei li`che pensi ai fatti tuoi.

Ad un tratto incroci uno sguardo quasi dimenticato, lo riconosci e saluti.
Lei e`cambiata. E`stanca, ha i capelli in disordine e il viso infelice.
"Come stai?" le chiedi senza pensarci, per educazione.
Ti aspetti la solita risposta.
Lei ti fa una carezza sulla spalla,
aggancia il tuo sguardo e ti mostra il pozzo nero che porta negli occhi:
"Mio figlio ha la leucemia. E`stato in ospedale per mesi, la chemio gli ha provocato crisi epilettiche e sofferenza. Era un bel ragazzino, stava crescendo, sai come cambiano a undici anni. Adesso sambra stia meglio, ma potrebbe riammalarsi, ha bisogno di un trapianto, cerchiamo un donatore compatibile. Non mi illudo, sarebbe un miracolo".

E tu resti li`a pensare che quando vi siete conosciute eravate entrambe incinte,
che quel bambino ha gli stessi sogni della tua preadolescente,
che certe cose che non dovrebbero mai accadere,
che undici anni sono troppo pochi,
che vorresti dire qualcosa ma a confronto tutto ti sembra stupido.
Resti li`a guardare quel dolore emergere, attraversare i suoi occhi e cadere tra voi come un macigno.
Resti li`impotente, con un groppo in gola che ti toglie il resiro,
un cuore  incastrato e lacrime prepotenti.
Povera sciocca con le tue ansie quotidiane.


lunedì 4 novembre 2013

Uffa

Sara`il cielo grigio degli ultimi giorni,
sara`questo strano caldo che non lascia il posto ai colori autunnali,
sara`che per far contenti tutti mi prendo troppi impegni,
sara`che ho quarant' anni.
Sara`, ma a volte basta un attimo e dall'essere donna risolta e soddisfatta mi sento donna agli arresti domiciliari.
Inquieta, suscettibile e nevrotica.
Avvilita da responsabilita`e doveri,
annoiata tra spesa e pulizie,
sfiancata dai quotidiani predicozzi alla prole.
Mi verrebbe da dire solo uffa.
Uffaaaaa.


lunedì 21 ottobre 2013

Non ha prezzo

Trovare una maglia verde petrolio attorcigliata intorno al bucato bianco dentro l'asciugatrice, non ha prezzo,

non avere la piu`pallida idea di come ci sia finita, non ha prezzo,

scoprire che la camicia preferita della birba piccola, la maglia perfetta della grande e tutte le mutande di tuo marito presentano numerose macchie verdi, non ha prezzo,

fare il giro dei supermercati della zona, alla ricerca del rimedio e non trovarlo, non ha prezzo,

chiedere al droghiere sotto casa di venderti un prodotto riparatore e mantenere il segreto, non ha prezzo,

ridurre tutto a brandelli per le troppe ore di ammollo in candeggina, non ha prezzo.  

Per tutto il resto c'e` il dubbio: confessare o far sparire il corpo del reato?


venerdì 18 ottobre 2013

Perle di saggezza

Metti una sera a cena.
Una di quelle da mamma masochista,
di quelle che se non l'avessi organizzata avresti portato il senso di colpa per mesi,
di quelle che dopo ti tocchera`rimettere tutto in ordine,
di quelle in cui ti scopri a far ricorso ad una scorta di fantasia che non credevi di avere,
una di quelle che organizzerai ancora perche`l'autolesionismo ti fa sentire una brava madre.

Hai invitato tre birbe travolgenti,
un'incoercibile ginnasta che per spostarsi preferisce camminare sulle mani, un'inquieta pallavolista che adora nascondersi nella vasca da bagno e una vivace judoka o karateka, non ha ancora deciso.

Hai fatto la pizza con la mozzarella di bufala, i pomodorini e il basilico e sei stata fortunata, perche`un papa`cuoco, per ringraziare dell'invito, ha portato un'appetitosa torta al cioccolato.

Le quattro inarrestabili birbe siedono intorno a un tavolo, si versano da bere e intanto dispensano perle di saggezza:  
"La schiuma porta bene! Esprimi un desiderio",
"Io vorrei partecipare alle Olimpiadi, sarebbe bello",
"Io esprimo di perdere tutti i denti, non ho piu`soldi",
"Io vorrei diventare ricchissima",
"Io non lo so. Pero`a scuola vorrei dei bagni piu`puliti, sono sempre sporchi ed e`tutta colpa dei maschi, quelli non hanno il senso del centro!".



mercoledì 16 ottobre 2013

Preadolescente innocua

Ore 13.40
La preadolescente rientra dopo una giornata a scuola.
Varca la soglia di casa, appoggia lo zaino a terra, toglie il poncho e il giubbino, li lancia sul divano, sfila le scarpe sporche, le butta sul tappeto, appende la sciarpetta alla sedia, mette i guantini senza dita sotto un cuscino, avverte un leggero languorino allo stomaco e raggiunge Mammacanta in cucina.

Ore 14.30.
La preadolescente e`stanca, si abbandona sul divano e accende la tv.
Mettera`a posto dopo.  

Ore 15.30.
La preadolescente sarebbe disposta a mettere in ordine ma e`ora di fare i compiti.  

Ore 16.00.
In cameretta ci sono dei pantaloni appoggiati sullo schienale della sedia, una maglietta sul letto e dei calzini a terra.
La preadolescente si e` cambiata per l'allenamento di pallavolo, non ha avuto il tempo di mettere in ordine.  

Ore 19.30.
L'allenamento e`terminato.
La preadolescente varca di nuovo la soglia di casa.
Scavalca le scarpe che sono sul pavimento della sala e i libri che sono su quello della cameretta, rovista nell'armadio, prepara i vestiti e lo zaino per l' indomani, prende il pigiama e va a fare la doccia.
Uscendo dal bagno lascia dietro di se`la divisa bagnata di sudore e un altro paio di calzini sporchi.

Ore 22.00.
La preadolescente sta dormendo nel suo letto.
Sul comodino ci sono la tazza da cui ha bevuto della camomilla e qualche fazzolettino usato.
Ha il viso rilassato, quasi sorridente, guance rosa e ciglia lunghissime.
E`girata su un fianco, raggomitolata al calduccio.
Mentre dorme sembra innocua.


domenica 13 ottobre 2013

Incauti parenti

  Capita che due birbe facciano sport diversi, e che entrambe debbano disputare la sfida del secolo,
capita che le suddette partite debbano avere luogo nello stesso giorno e alla stessa ora, ma in posti diversi,
capita che la famiglia felice abbia una sola macchina e che sia costretta a chiedela in prestito agli zii, Fester e Clara,
capita che tutto vada secondo i piani, che tornati a casa, lei parcheggi l'auto di famiglia in box e lui parcheggi quella prestata proprio sotto la finestra dei generosi parenti,
capita che tutti vadano a letto sereni, convinti di aver diligentemente onorato gli impegni presi.

E poi capita che la mattina seguente lui scopra che la macchina degli zii non sia piu`dove l'aveva lasciata e che al suo posto ci sia una lunga fila di bancarelle.
Mercato quindi rimozione forzata e multa.
Lui non aveva visto i cartelli.

p.s.
Questo post vale anche come confessione ufficiale ai generosi, inconsapevoli, incauti parenti.


lunedì 7 ottobre 2013

Voglio fare il portiere

Non e`uno sport da femmine, pensava, la mia bambina e`fragile e delicata, diventerebbe un maschiaccio con le gambe grosse e piene di cicatrici.
Con questa convinzione aveva trascorso gli ultimi quattro anni e messo a punto un piano per distrarla da quell' idea.

Prima le aveva proposto un corso di ginnastica artistica.
La piccola aveva partecipato diligentemente, ma si era categoricamente rifiutata di indossare un body da femmina e aveva preteso la piu` sobria divisa maschile.
Poi l' aveva iscritta a judo e l'altra aveva accettato solo per avere il judogi, l'abito ufficiale.
Quindi aveva provato karate ed equitazione, aggiungendo alla sua collezione il karategi, il cap e gli stivali.
Alla prova di tennis si era presentata vestita di tutto punto: polo, gonnellina a pieghe e scarpe per la terra rossa.
L'istruttore, le aveva rivolto un'occhiata compiaciuta e siccome l'abito non fa il monaco, le aveva detto:
"Che ci fai tu qui? Devi andare nel campo dove si allenano i ragazzini piu`capaci!" e cosi`dicendo l'aveva accompagnata dall'altra parte,
"Da quanto tempo giochi?",
"Due anni" aveva risposto lei, in fondo che senso avrebbe avuto precisare che in due anni aveva giocato solo durante le quattro settimane trascorse in colonia e che in realta`non aveva alcun interesse per quello sport.
"Mamma, vorrei imparare a suonare uno strumento - aveva detto un giorno - mi piacerebbe entrare a far parte della Marching Band, come mia sorella".  
Che entusiasmo.
Mammacanta era cosi`felice che la sua piccolina avesse pensato alla musica che aveva subito contattato il maestro e concordato l'inizio delle lezioni.
Invece:

"Mamma, sai, a me piace tanto, proprio tanto..."
"..."
"tanto tanto la divisa della Marching Band!".

Inutile illudersi oltre.
La birba piccola era dichiaratamente una collezionista di divise, per lei esisteva solo uno sport che valesse piu`dell'abito.
Solo uno.

Quello a cui sono destinate le mamme dei maschi,
quello che tempra con ore di gioco al freddo,
quello che una scivolata puo`ferirti e lasciarti una brutta cicatrice,
quello che le ginocchia si rompono,
quello che ti porti a casa le zolle di terra attaccate alle scarpe,
quello che dopo una partita sei sporco da buttar via,
quello che, in tutta la citta`,  le bambine che lo praticano sono solo nove, compresa una birba portiere.


giovedì 3 ottobre 2013

Formaggio casalingo

Non so voi, ma lei subisce il fascino del cibo dei cartoni animati.
Tanto che il suo subconscio, negli anni, ha stilato una lista di preferiti; cibi che prima o poi avrebbe mangiato.
Il formaggio di Heidi e` in cima, insieme ai panini, ovviamente,
poi ci sono le conserve e le torte di "Anna dai capelli rossi",
la minestra che "Candy Candy" mangiava quando era all'orfanotrofio e il pollo sulla tavola della famiglia Andrew,
ci sono le crepe di "Creamy",
e le ciotole di riso di "Kiss me Licia".
Ve li ricordate?
Undici anni fa ha iniziato a fare i panini, recentemente ha sfornato quelli al latte,
le torte non sono la sua specialita`, forse perche`non ama mangiare dolci,
ma il formaggio, oh il formaggio,
quello e`proprio un peccato di gola!  

"Allora, fai cosi`, prendi due litri di latte fresco, intero, magari quello della fattoria, lo versi in una pentola, lo copri con un panno di cotone e lo lasci li`per un paio di giorni; forse bastano solo 36 ore",
"Non diventera`acido?"
"No, no. Diventera` come un budino, quindi, dovrai scaldarlo, ma non troppo, solo fino a quando potrai infilarci un dito senza scottarti",
"Ho gia`l'acquolina",
"A quel punto prendi un colapasta, ci metti uno strofinaccio, scoli il contenuto della pentola e aspetti che si raffreddi. Fine. Il formaggio e`fatto!".

All'inizio era un po' titubante, temeva un'intossicazione alimentare, sai com'e`.
Ma, fidatevi, il risultato e`stato ottimo.
Provare per credere!



venerdì 27 settembre 2013

Esperimenti culinari

E scoprire che...

il mezzo kilo di tortellini ripieni di gorgonzola e noci, che avevi comprato a tuo marito, per quella sera in cui tu e le birbe avreste cenato fuori, lui li aveva conditi con un sugo a base di pomodoro, olive e capperi, e li aveva amorevolmente condivisi con la madre, inconsapevole vittima dei suoi improbabili esperimenti culinari.


mercoledì 25 settembre 2013

L'indomani

L'indomani era arrivato.
Si erano svegliate presto e avevano fatto tutto con calma.
La birba aveva scelto accuratamente gli abiti da indossare, non voleva esagerare ne`sembrare sciatta:
pantalone blu e camicia bianca, ma con un fiocco arancione alla gola.
Mammacanta l'aveva aiutata ad annodare il nastro, in modo che stesse dritto e aveva sostenuto la sua scelta originale, poi, un attimo prima di uscire, il silenzio le aveva circondate e non le aveva piu`lasciate fino alla scuola.
Li` ogni saluto sarebbe stato accompagnato da un profondo respiro, come dopo un' apnea.

L'edificio era grigio e trascurato, ma le voci dei ragazzi e gli zaini colorati lo riempivano di vita.
Al suono della campanella tutti si erano precipitati dentro, i piu`grandi avevano raggiunto di corsa le classi al piano superiore, poi la dirigente aveva chiamato per nome, uno alla volta, tutti i ragazzi delle prime, li aveva divisi in base alla sezione e li aveva invitati a seguire i professori.
Erano in fila in un un corridoio spoglio, da grandi, molto diverso da quello della scuola elementare, pero` le pareti erano gialle e quella mattina i raggi del sole lo riempivano con una luce calda e rassicurante.
In classe c'erano ventuno banchi, la birba ne aveva scelto uno in seconda fila, aveva appoggiato lo zaino a terra, controllato il fiocco e si era messa seduta.
Sembrava felice.
Adesso Mammacanta poteva tornare a casa.
In quel posto la sua birba sarebbe stata bene.



venerdì 20 settembre 2013

Lasciarla andare

Le vacanze erano finite,
se lo ripeteva mentre riponeva i costumi nel cassetto,
mentre sparecchiava la tavola,
mentre fingeva di guardare la tv.
Fino all'anno scorso avrebbe esultato al pensiero del ritorno alla routine quotidiana, ma questa volta era diverso.

L'indomani la birba grande sarebbe entrata in una nuova prima, con nuovi insegnanti e nuovi compagni.
Lei l'avrebbe accompagnata in classe, sarebbe rimasta un'ora, il tempo di conoscere i professori, e poi sarebbe andata a casa.

Ripensava a quando l'aveva accompagnata in prima elementare, a quando aveva visto le maestre, agli sguardi fiduciosi e smarriti dei bambini e ai banchi in fila.
Ripensava ai momenti trascorsi, alle pareti che negli anni erano state ricoperte dai lavori fatti in classe, ai libri dimenticati a scuola, alle feste, alle chiacchiere con le mamme e ai banchi diventati piccoli.  

L'indomani entrambe avrebbero affrontato il nuovo presente, ma non c'era da preoccuparsi, le emozioni sarebbero state le stesse di quel giorno di cinque anni fa, lei avrebbe sorriso incoraggiandola e l'altra sarebbe andata avanti senza timori.
Si trattava di una cosa semplice, doveva solo lasciarla andare.


lunedì 16 settembre 2013

Insindacabili opinioni

Con quel taglio di capelli si era sentita una persona nuova.
Era leggera.
Aveva percorso la strada fino a casa specchiandosi compiaciuta in tutte le vetrine, era proprio soddisfatta.
Camminava sicura ma un po' imbarazzata, chissa`perche`uscendo dal negozio del parrucchiere, si ha sempre la sensazione che il mondo intero si sia accorto della tua nuova pettinatura.
Abituata alla sua testa riccia e pazza, all'inizio aveva fatto un po' fatica a riconoscersi, ma l'immagine riflessa nello specchio non le era dispiaciuta affatto.
Tony glieli aveva tagliati scalandoli un po' qua e un po' la`e poi li aveva asciugati morbidi, quasi lisci.
Il difficile era prevedere come sarebbero diventati quando l'effetto parrucchiere sarebbe terminato.

"Ragazze, ho asciugato i capelli col diffusore che ne pensate?",
"Mamma, sono bellissimi!",
"Grazie, allora mi stanno bene?",
"Benissimo, a parte la faccia, sei perfetta".



giovedì 12 settembre 2013

Due teste e un metal detector

A dir la verita`, era rimasta un po' perplessa quando le aveva detto che da grande avrebbe voluto fare la parrucchiera.
Non fraintendete.
Si tratta di un lavoro onesto, magari anche redditizio, un lavoro che presuppone passione e senso estetico, ma da una bambina di nove anni si sarebbe aspettata una risposta piu`... piu`visionaria, tipo: la pittrice famosa oppure l'astronauta o la scienziata, la scalatrice, la ginnasta, la domatrice di animali feroci.
Invece.  

Invece lei ha un sogno pragmatico, una fantasia realista, realizzabile e concreta.
Pertanto, quel giorno aveva voluto accompagnare Mammacanta a tagliare i capelli.
Si era seduta sulla poltrona al suo fianco ed era rimasta, per almeno un'ora, ad osservare attentamente e in silenzio.
Poi,

"Lo sai? Io da grande voglio fare la parrucchiera, come te", aveva detto a Tony con aria compiaciuta,
"Mi sembra un'ottima idea" aveva risposto lui, trapelando orgoglio e soddisfazione,
"Si`, ma mia mamma dice che non e`un bel sogno per una bambina",
"No, e`che, volevo dire, intendevo che...",
"Capisco. Ti dispiace se le regalo una testa?",
"Una testa?",
"Per fare pratica",
"Si`, mamma, bellissimo! Ma tu ne hai tante o solo questa?",
"Ne vuoi un'altra?",
"Si`",
"Ecco, per adesso prendi queste due, ne conservero`altre per quando tornerai".  

Cosa aveva detto? "Altre quando tornerai", altre!?
Quei due complottavano per trasformare la sua casa in un salone di parrucchieri.
Come se non si fosse sentita abbastanza a disagio nel percorrere la strada fino alla casa dei nonni, con in mano due teste avvolte in una busta di plastica trasparente, o nel tentare di farle entrare nella valigia come il cattivo di una puntata di Criminal minds.
Ma, onestamente, era stata bravissima ad attraversare con aria innocente il metal detector in aeroporto sotto gli sguardi curiosi dei poliziotti.


venerdì 6 settembre 2013

Tortel a ferragosto

Era giunto il momento di tornare a casa, ma nessuno sembrava averne voglia.
Mammacanta svuotava i cassetti e il frigorifero e si affannava per far sparire ogni traccia del loro passaggio da quella casa.
Pensava alla faccia che avrebbero fatto quelli che sarebbero arrivati dopo se avessero trovato, sotto al divano, uno dei calzini neri e puzzolenti delle birbe scatenate, o a quella che avrebbe fatto Pisolo scoprendo che lei aveva dimenticato li`le sue scarpe da trekking nuove, o ancora, a quella della proprietaria di fronte alla prugna che da qualche giorno giaceva dimenticata in fondo al frigorifero.
Pensava alle cose che avevano fatto, alle persone incontrate, all'autunno, alla scuola, ma soprattutto pensava alle ragioni per cui tutti loro non avrebbero voluto andar via.

Voglio dire, li` ci sono cose a cui non possono rinunciare.
Cose che gli fanno aspettare con ansia il giorno del ritorno, cose come queste, per esempio:  
1) Le tagliatelle ai funghi porcini del ristorante in fondo alla strada, tappa irrinunciabile all'arrivo e alla partenza.
2) Leggere per ore, comodamente seduti in terrazza, lui di fronte a lei, senza alcun disturbo e assolutamente muti.
3) La birba piccola che si tuffa in piscina con la maschera, il tubo e le pinne.
4) Il riflesso nel lago delle cime delle Dolomiti e degli intrepidi amanti del deltaplano.
5) I pancakes fatti con le uova delle galline della signora Lina.
6) Un cervo che passeggia il giardino.
7) L'aria frizzante che investe il viso quando al mattino si aprono le finestre.
8) Il tentativo disperato delle birbe di comunicare con i ciclisti stranieri e assetati che attraversano i sentieri intorno al maso e che incautamente tentano di bere dalla fontana d'acqua non potabile.
9) Gli immensi prati verdi.
10) Il tortel di patate coi fagioli e lo stinco con la polenta, a ferragosto.


giovedì 29 agosto 2013

Un bel po' di gente

La prima occasione per fare quattro chiacchiere al maso era stata una merenda in terrazza. L'aveva organizzata per festeggiare il compleanno della birba piccola.
E` nata il 31 luglio, ma:
"Sono la bambina piu`sfortunata del mondo, ho poche amiche, le maestre mi odiano, mi fanno mettere sempre in fondo alla fila, non ho un fidanzato, nessuno mi vuole, e quando compio gli anni sono tutti in vacanza".
Ergo, i festeggiamenti iniziano il 20 luglio, in colonia con i compagni di avventura, pare che quest'anno abbia tenuto un discorso di ringraziamento da un palco con un microfono, procedono a casa con la festa parenti, quelli che non sono partiti, fanno tappa in montagna con gli amici del maso e infine, a settembre, arrivano a Napoli dove ci sono i nonni e la bisnonna.

Quel giorno in terrazza c'era un bel po' di gente:
due sorelle bolognesi con la erre moscia, il caschetto, la frangetta e le lentiggini, intente a preparare una pozione profumata pressando petali di fiori e more acerbe;
due fratelli francesi che parlano un italiano perfetto, tradito solo dall'accento, che proponevano giochi famosissimi in Francia ma sconosciuti in Italia;
un duenne milanese che correva intorno al tavolo con un pezzo di torta al cioccolato spappolato tra le dita ed equamente spalmato sulla faccia e sulla maglietta;
un biondino indigeno, inquilino del maso accanto che indossava occhiali con lenti cosi`spesse da fargli sembrare gli occhi enormi e che divorava la torta schiacciandola con le mani sulla bocca e inghiottendola senza masticare;
un forbito e nobile dodicenne bolognese, ospite del biondino, che la sera preferisce Superquark alle scorribande in giardino e che decantava le lodi dei pan cake di sua nonna;
due fratelli indigeni, un dodicenne che usa esercitarsi per la ferrata, calandosi, perfettamente equipaggiato, dal quarto piano, e un ottenne con la voce acuta che tutte le mattine percorre il viale alberato sfrecciando sulla mountain bike con i capelli al vento;
tutti i genitori dei suddetti ragazzini.

La merenda si era trasformata in una festa in piena regola.
La birbetta aveva spento nove candeline per la terza volta in un mese,
gli invitati avevano cantato i tanti auguri anche in francese,
Pisolo aveva progettato mirabolanti passeggiate in compagnia del papa` francese e scoperto che il proprietario del maso e`suo coetaneo ed omonimo di primo e secondo nome, la birba grande aveva chiacchierato con il nobile dodicenne di scuola e libri e Mammacanta aveva imparato da Letitia, la francese, la ricetta per fare l'impasto delle piadine, una scoperta clamorosa che avrebbe caratterizzato il resto della vacanza.



lunedì 26 agosto 2013

Curiosando tra i vicini

In quei giorni il maso era affollato, i sette appartamenti erano tutti occupati.
Al primo piano, oltre alla famiglia felice, alloggiavano una coppia con un bambino piccolo, una famiglia francese e due anziani.

La giovane mamma ha i capelli ricci e corvini, il viso pallido e gli occhi grandi.
Alle prese con un duenne, era stanca e provata e non faceva che chiedere alle altre mamme quanto sarebbe durata tutta quella fatica, quando avrebbe potuto ricominciare a dormire.
"Mai!", le rispondevano.
Ma esageravano, perche`sapevano che giorno dopo giorno il ritmo avrebbe rallentato, il bambino sarebbe diventato piu`autonomo e lei, sforzandosi di tenere a bada l'irragionevole senso di colpa, avrebbe ripreso un po' della sua liberta`.

Letitia e`la mamma francese, ha i capelli color miele lunghi fino alle spalle, gli occhi piccoli nascosti dietro gli occhiali, il viso tondo, il naso circondato da lentiggini e un accento vagamente romano.
E`venuta dalla Francia per trascorrere le vacanze in Italia insieme alla sua famiglia: il marito, un francese dal nome difficile e impronunciabile, il figlio adolescente taciturno ma sveglio e la figlia, una biondina vivace che e`diventata l'inseparabile compagna di scorribande della birba piccola. Letitia e`nata a Roma ma da qualche anno vive a Lione dove insegna italiano ai ragazzi francesi. In classe racconta delle tradizioni italiane, mostra i film che hanno fatto la storia del cinema, organizza incontri con gli scrittori piu`noti e con i familiari delle vittime della malavita, perche`l'Italia e`un paese meraviglioso ma ha anche dei lati oscuri e spaventosi.

In fine c'e`la coppia anziana.
Lei e`una donna magra e distinta, con la voce nasale e metallica, "Buongiorno, signori", dice, e quelle o chiuse risuonano nel naso come attraverso un imbuto.
"Scusa se ti sto davanti, Giancarlo. Scusa eh?",
"Senti, Giancarlo, chiudo qui eh? Chiudo?",
"E` un mistero che non e`un mistero, giusto Giancarlo?",
"Aspetta, aspetta, Giancarlo".
Povero Giancarlo, annuiva continuamente ma non riusciva a rispondere, lei non gliene dava il tempo, sembravano Furio e Magda di Bianco rosso e Verdone, solo con i ruoli invertiti.

E si`, Mammacanta origliava.
Insomma, erano tutti li`, non e`che si potesse fare altrimenti.


martedì 20 agosto 2013

Il caffe`

Il problema era riuscire a trovare il posto alla catasta di cose che avevano portato da casa.
Le valigie vuote sull'armadio,
la cuccia, il tiragraffi e la ciotola di Creamy nell'angolo in cucina,
il fornetto accanto alla tv,
i due kili di caffe`(quello che piace a loro qui non si trova) nel mobile sopra la cappa,
fionda, balestra e palloni in cameretta,
i libri sui rispettivi comodini e
la ventina di settimanali non ancora letti, in bagno, accanto al water, ovvio.
Comunque alle 11 era tutto in ordine, la vacanza poteva cominciare.

La casa dove la famiglia felice avrebbe trascorso le successive tre settimane e`un classico maso, col tetto di tegole e i balconi di legno da cui scendono cascate di gerani.
E` diviso in piccoli appartamenti e nel locale che prima era la stalla adesso ci sono una grossa caldaia e la lavatrice comune.
Tutto intorno prati sfalciati e alberi da frutto.
Ci sono anche un orticello e qualche gallina e poi il bosco, dove si nascondono cervi, volpi, orsi e forse lupi.
La vita qui si svolge tra rilassanti passeggiate nel verde, che solitamente durano quattro ore, arrampicate pericolose precedute da una breve lezione sui nodi, quelli grazie ai quali resti ancorato alla parete o al compagno sopra di te, nel caso dovesse sfuggirti la presa, e chiacchiere in terrazza davanti ad una buona tazza di caffe`.
Quest'ultimo e`il momento preferito da Mammacanta.
Lei mette la caffettiera sul fuoco, spalanca la finestra e aspetta che il profumo attiri gli ospiti in terrazza. Prepara la cremina nella chicchera, sbattendo un po' di zucchero con le prime gocce di caffe`, poi versa tutto nelle tazzine sul vassoio e va a raggiungere gli altri.


venerdì 16 agosto 2013

Panini appetitosi

Sapere della presenza di quei panini farciti aveva provocato una notevole aspettativa tra i passeggeri.
Il profumo del pane appena sfornato faceva venire l'acquolina.
Chissa`se esiste una regola che vieta di cenare prima delle 19.30.
Comunque, nel dubbio avevano assecondato il palato e alle 18.30 i panini erano finiti.

Mangiare in macchina non e`comodo, forse divertente, ma non comodo.
Pisolo masticava in fretta, stava attento a non sporcare, un occhio alla strada e uno al cibo.
Poi, pero`aveva sete e chiedeva a Mammacanta di versargli da bere.
Ah.
Per versare l'acqua, lei avrebbe dovuto trovare un posto al suo panino.
Dove avrebbe potuto metterlo? Sul cruscotto? Il getto dell'aria condizionata avrebbe sparso le briciole ovunque. Accanto al cambio? No, meglio di no.

Alla fine lo aveva appoggiato sulle gambe sperando di non dover affrontare curve, altrimenti ti saluto pasto.
A ripensarci, forse sarebbe ststo meglio mangiare nell'area di sosta, guardare le auto sfrecciare lungo l'autostrada e fingere che non ci fossero 40 gradi e la canicola.
Oppure entrare nel self service, rinfrescarsi con l'aria condizionata, scegliere il panino ideale tra almeno quindici alternative, lei adora il camogli, prendere un paio di bibite fredde e anche il caffe`. Perfetto, salvo poi dover pagare il conto.
Per la stessa somma in citta`avrebbero potuto mangiare pizza, bibita e caffe`, oppure ravioli, spaghetti alla piastra e pollo alle mandorle al ristorante cinese, oppure frittura di paranza,  primo a base di pesce, bibita e caffe`al ristorante in centro.
No, mangiare in macchina non sara`comodo ma conviene.

Nel frattempo era finita anche l'uva. Mancava un'ora all'arrivo, l'aria fuori dall'auto era ancora calda e il termometro segnava 35 gradi.
Fra poco sarebbero usciti dall'autostrada, iniziavano i tornanti.
Mammacanta sarebbe andata a sedere dietro e avrebbe ceduto il suo posto alla preadolescente che soffre di mal d'auto.
Le sarebbe venuto il voltastomaco alla quarta curva a gomito, ma non si sarebbe lamentata.
Alle 20.00 sarebbe scesa dalla macchina, avrebbe preso una bella boccata d'aria e la faccia verde avrebbe ripreso un colorito umano.
Invece.
Alle 20.00 scese dalla macchina davanti ad una decina di persone che stavano facendo una grigliata.
Saluto`da lontano con un cenno della mano, sentendo il vomito risalire l'esofago.
Degluti`, prese una boccata d'aria e si diresse verso la casa;
avrebbe vomitato li`il suo panino.


mercoledì 14 agosto 2013

L'incastro, i vermi e il cruise control

Era una sensazione meravigliosa quella che aveva provato guardando tutte quelle valigie che un attimo prima riempivano l'ingresso, perfettamente incastrate nel bagagliaio della macchina.
Un misto di orgoglio e compiacimento.
Era lei l'addetta all'incastro. Pisolo si limitava ad accumulare i bagagli accanto all'automobile e ad aspettare le sue indicazioni.
Non che non fosse capace di farlo, anzi, a volte riusciva ad essere perfetto, ma col tempo aveva imparato ad accettare il fatto che fosse lei la migliore, perlomeno in questo.
Aveva appreso la tecnica da suo padre, anni di affiancamento, lui non poteva competere. A dirla tutta provava anche un certo piacere quando doveva porre rimedio ai suoi tentativi maldestri, gli dava una pacca sulla spalla: "Non preoccuparti, ci penso io".  

Partenza ore 17.00, non un minuto dopo.
Ne` uno prima, a dir la verita`. Lei ha bisogno di tutto il tempo a disposizione, fino all'ultimo secondo, 'anticipare' e`una parola assente dal suo vocabolario.
O meglio c'e`, ma solo seguita da 'il salario' o 'lo stipendio'.  

Mammacanta aveva preparato dei piccoli panini farciti con prosciutto crudo e mozzarella di bufala, una squisitezza! Aveva portato anche una tavoletta di cioccolato fondente con le nocciole intere e dell'uva bianca.
E`normale avere fame durante un viaggio e poi bisogna essere pronti a qualsiasi evenienza: una coda in autostrada, uno sciopero dell'Autogrill, un raptus di fame improvvisa.
L'importante nella vita e`essere preparati.
Quante volte capita di vedere al telegiornale file kilometriche di automobili in coda sotto un sole a perpendicolo.
Viene naturale pensare che dentro ci siano persone assetate e cosa succederebbe se non avessero da bere? Non voleva neanche pensarci, prendeva la sacca dei viveri e la riempiva con succhi, acqua e frutta a volonta`.
Poi prendeva la borsa termica e ci metteva dentro la carne che era nel congelatore.
Una volta una sua vicina era partita senza preoccuparsene.
E, al rirorno, aveva trovato un brutta sorpresa. Un'esperienza terribile dover ripulire il frigorifero spento da tre settimane a causa di un black out, pare che i vermi avessero apprezzato il regalo.
Il cattivo odore aveva invaso la casa, il pianerottolo e la tromba delle scale.
C'erano voluti tre giorni di lavaggi con acqua e aceto, prima che potesse riempirlo e farlo ripartire. "Ti sembra che la puzza si senta ancora?", le aveva chiesto speranzosa,
"Non mi pare" aveva risposto lei, anche se in verita`non era del tutto scomparsa.
Insomma, non poteva dirle che sarebbe stato meglio buttarlo via quel frigorifero, che era senza speranza, si trattava di un modello super, di quelli di ultima generazione, classe A++ ed era quasi nuovo.
Comunque, la carne era al sicuro, nella borsa frigo, perfettamente incastrata con gli altri bagagli.
Il traffico era scorrevole, Pisolo aveva impostato il cruise control e si era messo nella sua posizione preferita, quando si viaggia bisogna stare comodi.
Sarebbero arrivati alle 20.00.


lunedì 12 agosto 2013

Senza ventilatore ne`condizionatore

 La preoccupazione fidanzato era risolta pertanto la vita estiva poteva riprendere il suo corso.

Pisolo affrontava la calura cittadina soffocato da giacca e cravatta:
- Se fossi in te, metterei l'abito in uno zaino e mi cambierei in ufficio, proponeva lei, come ogni estate da quando si erano sposati.
- No - ribadiva lui seccato - sono abituato cosi`.
La preadolescente, insofferente al caldo tropicale, cercava pretesti per litigare:
"Mamma, mi regali il tuo vestito?"
"Ah, ti va ancora. Mi raccomando tienilo con cura".
"Non sei un po' vecchia per questa maglia?"
"Dici che sei giovane. Va be', aspettero`".
La birba piccola si proponeva nella versione sono la piu`sfortunata del mondo e buttava li`un'affermazione falsa e tendenziosa: "Festeggio il compleanno sempre da sola, nessun regalo, nessuna festa e un caldo insopportabile".
Lei svuotava e riempiva le valigie, convinceva le creature a fare i compiti delle vacanze, ritirava gli esiti del prelievo costati 140€, andava all'appuntamento con l'ufficiale giudiziario con la speranza di riappropriarsi, dopo un anno, del monolocale occupato da un inquilino moroso, probabilmente ormai scappato in Sudafrica, andava dal medico alle 15.00, sotto il sole a perpendicolo, entrava in sala d'aspetto e riprendeva i sensi davanti alle pale del ventilatore, incurante degli sguardi curiosi dei vecchietti, usciva dallo studio alle 20.15 con un integratore di ferro nella borsa.
Alla fine della giornata, con la pressione ai minimi storici, senza ventilatore ne`condizionatore, si trascinava dalla sedia al divano e dal divano al letto e li` sospirava pensando all'aria frizzante che avrebbe respirato tra qualche giorno, ogni mattina, per tre settimane.


lunedì 5 agosto 2013

Come Jovanotti agli esordi

La famiglia felice era di nuovo a casa, al completo.
I quattro membri sedevano accaldati intorno alla tavola apparecchiata e mangiavano programmando la prossima partenza.

- Qui fa un caldo cane! - afferma la preadolescente .
- Gia` - risponde Mammacanta sforzandosi di sembrare d'accordo nonostante non riesca a trovare un nesso tra il cane e il caldo, ne`tra la sua birba e questo strano linguaggio.
- E` stata proprio una bella vacanza.
- Gia` - riesce a dire mentre pensa al presunto fidanzato.
- Mi sono fatta un sacco di amici, ho i loro numeri, posso chiamarli quando voglio. Mi mancano.
- Peccato non aver visto la tua compagna di stanza.
- Si`, peccato, quando siete arrivati, lei era gia`partita.
- E sentiamo un po', tra tanti amici, per caso, ce n'e`stato uno speciale?
- Che?
- ...
- E va bene, uno si`. Si chiama Davide. Forse lo hai visto alla festa dei saluti, era quello col ciuffo biondo e i pantaloncini blu.
- Quello con il cappellino giallo? - finge di non aver capito, vuole i dettagli.
- Mamma, tutti i medi avevano il cappellino giallo.
- Ah, gia`. Qualche altro indizio? - dice mettendo in bocca un pezzo di pollo.
- Quello con gli occhi azzurri che si e`classificato terzo alle gare di tiro con l'arco.
- Ah, quello carino! - intanto mastica.
- Lui.
- E?
- E niente, ci siamo lasciati. Pensava di fregarmi. Aveva scommesso con gli amici che sarebbe riuscito a baciarmi, ma io sono stata piu`furba. Non spreco il mio primo bacio con uno che scommette!  

Mammacanta aveva sospirato, trattenuto un sorriso orgoglioso e inghiottito il boccone.
La mia bambina e`sveglia, se la cavera`certamente meglio di quanto sia riuscita io, pensava. Quanto al presunto fidanzato, lo aveva visto eccome.
Lo aveva individuato subito.
I ragazzi erano arrivati in terrazza in fila, uno dietro l'altro e poi si erano disposti in semicerchio, davanti ai genitori che li aspettavano seduti e impazienti.
Uno si notava tra tanti per la camminata sicura e molleggiata, sembrava Jovanotti agli esordi. Pantaloncini larghi e lunghi fino al ginocchio, scarpe sportive, alte e slacciate, maglietta di una taglia troppo grande. Aveva i capelli biondi tenuti in piedi con il gel, ma l'elemento che l'aveva indotta a pensare che fosse proprio lui il presunto fidanzato erano stati i pollici.
Li teneva infilati nelle tasche dei pantaloncini lasciando penzoloni le altre dita;
a lei non era sfuggito quell'atteggiamento nella sua preadolescente quando si erano riviste.
E comunque, dopo quella conversazione non aveva avuto piu`dubbi.
Era lui.
Carino eh, questo doveva ammetterlo.


mercoledì 31 luglio 2013

Bentrovati tipo Amaro Averna

Partirono alle 7:30.
Anzi, partirono alle 7:45 e discussero fino alle 8:00, a causa di quei quindici minuti di ritardo. Perche`non c'e`speranza che le cose cambino, lui sara`sempre in anticipo,  lei sara`sempre in ritardo.
Comunque partirono e furono i primi ad arrivare.

Ad attenderli c'erano: un campo da pallacanestro vuoto, un bar senza barista, una sala ristorante deserta, una piscina senza acqua, un salone pieno di comode poltrone libere e una marea di valigie.
Valigie sparse, buttate li`, capovolte, mezze aperte, strapiene.
Valigie colorate, allegre, giovani.
Valigie decorate con scritte originali e gingilli divertenti.
Valigie di qualcuno che chissa`dov'era.

Si scambiarono un'occhiata funerea e malinconica e si misero ad
aspettare.
Due settimane di lontananza, penso`lei.
Certo, due settimane trascorse nel vortice di un divertimento sfrenato e impetuoso, ma pur sempre senza la loro mamma.
S' immaginava un'accoglienza festosa, perfino teatrale.
Una di quelle da gusto pieno della vita, tipo Amaro Averna.
Di quelle con rincorsa e abbraccio; strappalacrime, insomma.
A dirla tutta, lei, pervasa da un insano senso di imprescindibilita` si aspettava anche evidenti segni di difficolta`di autonoma sopravvivenza.

Finalmente arrivo`qualcuno.

Procedeva con un'andatura molleggiata, aveva una maglietta gialla, i pollici delle mani infilati nelle tasche dei pantaloncini, i capelli spettinati e le scarpe sporche e consumate.
Sembrava lei.
Un po' meno pelle e ossa, un po' piu`piena di se`.
Era proprio lei.
La preadolescente.  
- Ciao mamma - disse da debita distanza.
- Ciao birbona, come stai?
- Bene, ora vado, ci vediamo dopo - e spari` dietro ad una porta di legno.

Poi arrivo`l'altra,  la birba piccola.
Cappellino al contrario, abbronzata, pantaloncini azzurri, lunghi fin sotto al ginocchio, e una polo bianca con un'enorme macchia di gelato al cioccolato sul petto.
- Ciao - disse abbracciandoli teneramente.
- Ciao tesoro - le risposero in coro con aria felice e sognante.
- Posso andare di la`?  Devo dire una cosa importante ad una mia amica.
- Certo, vai.

Fine dell'incontro.


lunedì 29 luglio 2013

In bagno

Conversazione del venerdi`sera.
In bagno.
Lui, in mutande e calzini, sta facendo la barba, lei, in un abitino fresco e colorato, seduta sul water, lo osserva rapita.

Lei - Prontissima per la cenetta intima!
Lui - Giusto il tempo di una doccia, per svegliarmi.
Lei - La nostra prima volta al giapponese.
Lui - Gia`.
Lei - Dici che ci faranno sedere a terra? Dovrei mettere i pantaloni?
Lui - Devo svegliarmi.
Lei - Pesce cludo e liso, chissa`.
Lui - Yawn, che sonno.
Lei - ...
Lui - Ah, purrr, mh, ooooh.
Lei - Ma, che stai facendo?
Lui - Mi stiracchio un po'.
Lei - Hai cosi`tanto sonno?
Lui - Si`.
Lei - Ti faccio un caffe`?
Lui - Eh, magari.
Lei - Se vuoi rimand...
Lui - Va bene. Allora, niente doccia, peccato aver fatto la barba,             pigiamino e nanna.
Lei - Resti cosi`, puzzolente?
Lui - Mpf.
Lei - Il caffe`lo vuoi ancora?
Lui - No. Punto a dormire.



venerdì 26 luglio 2013

Il prelievo col terrore

- Ventuno! E`lei il numero ventuno?
- Ehm, si`, sono io.
- Venga con me!
- ...
- Si sieda!
- ...
- Ha portato il contenitore delle urine!?
- Si`. Ecco, e`nella borsa...
- No! Aspetti!
- ...
- Adesso lei, lentamente, prende il contenitore dalla borsa e me lo mostra.
- ...
- Non me lo porga!
- No.
- Lo tira fuori dalla scatola e lo avvicina, in modo che io possa etichettarlo. Non lo lasci!
- No.
- Bene. Adesso lo metta su quel tavolino.
- ...
- A sinistra!
- Sinistra, certo.
- Torni al suo posto e metta il braccio sul tavolo.
- Ecco, io avrei un po'..., vorrei ...  

Era un'infermiera giovane, carina, con delle bellissime mani, le unghie decorate e lunghi capelli neri, ma un animo gelido.
Maneggiava le provette con grazia, come fossero oggetti preziosi.
Strappava lo scotch, preparava il laccio emostatico e la farfallina.
I suoi movimenti erano sicuri, metodici.
Probabilmente li aveva ripetuti centinaia di volte.
Tic, tic, tic.
Nella stanza c'era un contaminuti.
Come a dire, fai in fretta.  

- Braccino sul tavolo, signora.  

Nonostante due parti e diverse flebo di ossitocina e di ferro, Mammacanta ha ancora il terrore delle siringhe e sviene alla vista del sangue.
Mentre poggiava il braccio immaginava scenari agghiaccianti:
quella donna perentoria e arrogante avrebbe potuto scavare senza pieta`;
avrebbe potuto spezzare l'ago, romperle una vena, provocarle un embolo;
avrebbe potuto sfogare su di lei tutte le sue ansie.  

- Fatto. Non pieghi il braccio!
- No.
- Vorrei sapere perche`tutti avete questo vizio! Lo tenga steso altrimenti si forma l'ematoma.
- ...
- Che fa ancora qui?! Vada.  

Mammacanta si e`sentita inerme, incapace, indifesa.
Avrebbe voluto dirle che e`una maleducata, che approfitta della sua posizione per maltrattare le persone, che ha sbagliato mestiere, che sara`anche giovane e carina ma che questo non basta.
Ma a volte il senso d'impotenza è schiacciante.
E' riuscita a dire solo:
- Addio!


mercoledì 24 luglio 2013

Sazia di noia

Aveva promesso che avrebbe fatto un po'd'ordine nel suo armadio e in quello delle birbe;
aveva promesso di buttare via i vecchi quaderni di scuola, quelli che conserva incontrollatamente dal primo giorno d'asilo e che ormai invadono la casa;
aveva promesso che avrebbe fatto gli esami del sangue che`ultimamente si sente fiacca e svogliata;
aveva promesso di uscire a cena con le amiche del caffe` perche` sentiva il bisogno di braccia accoglienti e chiacchiere spassose;
aveva promesso di abbandonarsi ad uno shopping sconsiderato.

Invece.

Invece non ha saputo resistere al fascino dell'ozio
ne` a quel silenzio a cui non era piu`abituata.
Si e`abbandonata ad ore leggere e indolenti,
ha assaporato l'ebbrezza di pomeriggi pigri e di niente da fare.
Si e`tuffata placidamente nel buco nero della noia finche` ne e`stata sazia;
sazia di noia;
cosi`pienamente appagata da averne fastidio.
E, solo allora, con la mente sgombra ed il cuore leggero, ha potuto crogiolarsi nella nostalgia delle sue birbe lontane.



lunedì 22 luglio 2013

Allarme: preadolescente innamorata

No, non posso farcela.
Ho la bocca asciutta.
Non ce la faccio.
Eppure lo sapevo, lo sapevo che doveva succedere.
Nonnarassegnazione dice che questo e`solo l'inizio.
ZiaClara conferma la sua tesi secondo cui io vivo nel mondo dei sogni, come Alice.
Lui, il padre, dice che esagero, che e`normale.
Mpf, normale .
Tutti a dire - E`una preadolescente.
No, non lo e`.
Lei e` la mia bambina.

Questo e`il fatto.
- Ciao birbetta, allora, com'e`stata la gita a Gardland?
- Bellissima, sono andata sulle montagne russe!
- Quelle dei piccoli?
- No, quelle dove vai velocissima e a testa in giu`.
- ...
- E` stato divertente.
- E tua sorella? L'hai vista?
- Mamma, ti devo dire un segreto.
- ...
- Promettimi che non glielo dici.
- Prometto.
- Si e`fidanzata.
- Chi?
- Mia sorella. Adesso e`in camera con lui. Le sue compagne di stanza sono qui, le hanno fatte uscire per restare soli. Ma e` bruttissimo, ha tutti i capelli in piedi!
- ...
- Io, invece, ne ho scelto uno bello. E` biondo e ha gli occhi verdi.
- Ah. E quanti anni avrebbe il cosiddetto fidanzato di tua sorella?
- Non lo so.
- No, concentrati, e`una cosa fondamentale.
- Avra`la sua eta`.
- Sei sicura?
- No, ma e`bruttissimo.

E adesso vado a mangiare un altro pezzo di cioccolato.
Perche`lo so che e`cosi`che deve essere,
lo so che non e`piu`la mia piccolina,
lo so che e`un pezzo che ha smesso di dire "pontomme" invece che ippopotamo,
lo so che non posso tenerla sotto una campana di vetro,
lo so , ma non ce la faccio.


giovedì 18 luglio 2013

Il giorno dei giorni

Il posto in cui avrebbero trascorso i sospirati giorni senza birbe lo avevano scelto con molta cura.

Lui, trasportato dall'animo ecologista e paladino della natura, aveva proposto un bio-hotel.
"E` costruito interamente in legno, privo di giunzioni con chiodi e colle, circondato da campi coltivati secondo i principi dell'agricoltura biologica, capisci?" aveva detto.
Lei, poco sensibile ai progressi dell'edilizia ecologica, ma molto piu`propensa al parossismo dei sensi, aveva scosso la testa e sentenziato tutto d'un fiato: "Si`, bello, ma che ne dici di questo? 1300mq di area benessere, alpine bio sauna, bagno turco ai cristalli di montagna, idromassaggio, vitarium, doccia di ghiaccio, doccia emozionale, doccia a pioggia, vasca a kneipp e sala relax?".
Inutile dire che la scelta era caduta sulla seconda opzione.

Nel giorno dei giorni, i due hanno varcato la soglia dell'albergo,
lei con una valigia 4x4 al seguito,
lui con un borsone in spalla,
lei assalita da incontenibile euforia,
lui mostrando un sobrio entusiasmo,
lei pregustando abbondanti colazioni,
lui progettando passeggiate tra i monti.

Quattro giorni di liberta`sfrenata,
quattro giorni per dormire di un sonno inesauribile,
quattro giorni senza telefono ne`connessione a internet,
quattro giorni di inutili tentativi di comunicare con le creature.
Quatto giorni e basta.
Poi sono tornati a casa.


lunedì 15 luglio 2013

Click

 Signore e signori, vi presentiamo: le birbe in colonia.

 Ore 8.30
"Pronto mamma?"
"Ciao birbona! Come mai questa telefonata cosi`presto, tutto bene?"
"Si`. Ho pensato di chiamarti ora per darti la buonanotte perche`dopo non ho tempo e mi scoccio."
"..."
"Facciamo cosi`, ti chiamo io, un giorno si`e uno no. Va bene?"
"Ah. Va bene."
Click

ore 14:00
"Pronto, birbetta? Sono mamma."
"Ah, mamma. Perche`mi hai chiamato?"
"Cosi`, volevo sapere come stai."
"Bene. Allora ciao."
Click

So' soddisfazioni, non c'è che dire.


domenica 14 luglio 2013

Io e te da soli

E`piacevole consuetudine che durante il mese di luglio, le gradite ma moleste creature assedianti la casa felice, trascorrano due settimane in una colonia montana.
Percio`, sabato scorso, smessi i panni da bagnante medievale e indossati quelli da schiava moderna, Mammacanta ha svuotato le valigie, lavato e stirato il contenuto, passato la polvere e l'aspirapolvere, riempito nuovamente le valigie e fatto alle creature le raccomandazioni necessarie affinche` si convincessero che lavarsi e`una necessita` e tornassero a casa sane e salve.
Quindi la famiglia felice e`ripartita.
Direzione un cucuzzolo non lontano da Trento, denominato Brentonico.
Giunti sul posto, Mammacanta e Pisolo si sono aggiunti alla masnada di genitori preoccupati ma fintamente disinteressati, che osservava le mosse ardite dei propri pargoli cresciuti.
Hanno mangiato ravioli finti e polenta estiva in un ristorante nei pressi della colonia.
Hanno accompagnato le creature nelle rispettive stanze e sono ripartiti alla volta di Merano, per un breve ma romantico soggiorno in due.

"Questo c'ha del corridoio di Shining"
"Dici? Io non l'ho mai visto quel film"
"Nemmeno io"
"???"
"Va be' pero`ho visto il trailer"
"Ah, se hai visto il trailer"
"Perche`devi essere sempre cosi`precisa?"
"Mpf. Secondo te la tipa che ci ha accompagnato in stanza voleva la mancia?"
"Non lo so, pero`non ci mollava piu`, forse si`"
"Cominciamo bene"


venerdì 12 luglio 2013

Particolari

"Sai, quest'anno ci tocca rinunciare alla settimana al mare, dalle mie parti si dice 'la papera non galleggia'. Abbiamo dovuto scegliere e la maggioranza ha preferito la montagna"
"Caspita, per me, senza mare non sono vacanze"
"Eh. Lo dici ad una che e`nata a Napoli, che lo ha sempre dato per scontato e adesso ne sente la mancanza"
"Facciamo cosi`, venite a casa mia, a Zuccarello, tu e le bambine, staremo un po' strette ma ci divertiremo. Il mare te lo faccio vedere io!"

E cosi`, Mammacanta, la preadolescente e la birba piccola si sono ritrovate in un borgo medioevale, a mezz'ora dal mare, in compagnia dell'amica amante della buona cucina e di sua figlia.

All'arrivo sono entrate in una casa con le finestre verdi,
il pavimento in legno di rovere sbiancato e
le pareti del colore del mare.
Era quasi ora di pranzo,
sul fornello friggevano le alici,
nella pentola bolliva l'acqua per la pasta,
in padella c'erano gamberetti e zucchine per condirla e
in frigorifero torta e gelato.
La tavola era apparecchiata in giardino e
i padroni di casa aspettavano impazienti.
Con la scusa dello iodio che stimola il metabolismo, si e`mangiato e bevuto a volonta`,
sotto l'influenza del vino si sono fatti mirabolanti progetti per il futuro,
e poi, all'imbrunire, gli uomini sono tornati a casa e le donne hanno dato il via ad una vacanza tutta al femminile.
Una vacanza fatta di tuffi e bikini,
sabbia e telline,
di shopping e jumpy jumping,
vino e risate,
di cantate con echi di montagna e cene alla Gritta.
Una vacanza che si e`conclusa con un:
" Siamo state proprio bene, magari l'anno prossimo ne facciamo un'altra".


martedì 9 luglio 2013

Mare e monti

Quindi:
la preadolescente ha vomitato lungo il percorso casa/stazione, sul treno per Milano e su quello per Zuccarello;
il capofamiglia ha solerte sfilato sacchetti e fazzoletti di carta dalle capienti tasche dei suoi pantaloni;
l'addetta al lavoro sporco ha solerte impacchettato ed eliminato ogni traccia del misfatto per poi abbandonarsi ai sensi di colpa, incapace di decidere cosa fosse peggio fra tornare a casa, rinunciando alla settimana al mare, o rischiare di trascorrere la vacanza ammalati, a turno, per contagio collettivo;
la birba piccola ha pianto, asciugato le lacrime col braccio nudo e insistito perche`non si rinunciasse.
Stranamente, raggiunta la meta, la nausea e`scomparsa, il vomito dimenticato e i sensi di colpa assopiti.
Zuccarello e`un incantevole borgo medioevale che si trova a pochi chilometri da Alassio, in Liguria.
Un posto d'altri tempi dove i vecchietti, seduti sulle panchine, salutano tutti gli sconosciuti passanti,
dove i negozi aprono a richiesta, basta citofonare al piano di sopra o telefonare al numero scritto sulla porta,
dove la mattina ti sveglia il gracidare delle rane che popolano il torrente,
dove di notte si dorme col piumino, alla fine di una giornata trascorsa facendo il bagno in mare,
dove capita di vedere un uomo, felice di suonare la sua tastiera, nel bel mezzo di una verdeggiante rotonda, lungo la strada provinciale,
dove c'e` un'amica che ama accompagnare ogni pasto con un bicchiere di vino e tu, astemia, un po' per educazione un po' perche`ti piace, accetti di farle compagnia e ridi tutto il giorno.

La vacanza a Zuccarello e`finita sabato ma ne e`gia`iniziata un'altra.
Adesso siamo qui.

Avelengo, Merano



domenica 30 giugno 2013

Svegliami alle cinque

La famiglia felice manifesta sintomi inconfutabili di una partenza imminente:
Pisolo controlla costantemente la pattumiera, chiude e butta sacchetti senza sosta;
Mammacanta lava, stira, piega, ripone, raramente fa una breve pausa per rifocillarsi e dormire;
"Domani mattina svegliatemi alle cinque" dice la birba piccola, "Voglio fare le cose con calma";
"Allora, io non ho capito" dice la grande, indicando i disegni sulla tovaglia "Si parte dalla stazione cane e si arriva a quella gatto, poi da li`si riparte per quella canarino?"
"Si`, esattamente"
"Ah. Ma dovremo cambiare stazione?"
"No, il treno per la stazione canarino parte da quella gatto"
"Ah".

La famiglia felice si appresta a raggiungere i lidi liguri.
Porta con se`tutto il necessario per trattenersi in eterno anche se la vacanza durera`solo una settimana.
Spera in un tempo da favola anche se teme che restera`una speranza.
E`sempre in ritardo anche se si affanna per uscire in orario.
Parte piena di ottimismo anche se uno dei componenti ha mal di pancia e sta per vomitare...

p.s.
Causa incerte possibilita`di connessione, se non doveste avere nostre notizie entro le prossime quarantotto ore, potreste non averne fino a domenica prossima.




mercoledì 26 giugno 2013

Smemorata con le rughe

"Buongiorno!"
"Buongiorno."
"Avremmo bisogno dei libri per i compiti delle vacanze."
"Si`. I titoli?"
"Ecco, li ho scritti su un foglietto, dovrebbe essere nella borsa, eppure l'avevo messo qui, forse in questa tasca, no, in quest'altra, no, no...ah eccolo!"
"Bene, allora?"
"Sono della Fabbri...Attiva..."
"Attivamente, mamma."
"Eh, si` si`, cosi`."
"Allora, quello d'italiano ce l'ho, quello di matematica dobbiamo ordinarlo."
"..."
"Che faccio?"
"Ah, scusi, oggi sono un po' distratta, ordiniamolo."
"Bambine, avete visto? La vostra mamma, con i capelli raccolti, pettinati in questo modo, sembra ancora piu`giovane."
"E`vero, mamma. Perche`cosi`ti tira tutta la pelle delle guance."
"..."
Ed anche quella della fronte."
"..."
"Si stirano proprio tutte le rughe."
"..."
"Pero`le occhiaie sono ancora li`, purtroppo per quelle non c'e`niente da fare!"




lunedì 24 giugno 2013

Tavoli a colazione

"Mamma, perche`la cugina Heather e`cicciottella mentre noi siamo tutti magri?"
"Perche`e`ancora piccola. E poi, non e`cicciottella e`solo meno secca di voi."
"Ma scusa, noi non eravamo cicciottelle e nemmeno la cugina grande lo era."
"Eh gia`. Comunque, secondo me, i piccoli con le braccia e le gambe piene sono bellissimi, mi fanno venire voglia di stritolarli di coccole."
"Mpf."
"Forse lo ZioFester era cicciottello quando era bambino."
"Forse, ma adesso e`magro."
"Perche` fa tanto sport."
"No, guarda che lui usa una crema speciale"
"???"
"Una che si mette per dimagrire."
"Ah."
"Tu lo sai cosa mangia la mattina a colazione?"
"No."
"Il tavolo. Lui mangia il tavolo!"




mercoledì 19 giugno 2013

Logorroica

Era entrata nella farmacia con la speranza di trovare qualcosa che le facesse tornare la voce.
Non aveva apprezzato la sensazione di fresco provata quando si erano aperte le porte.
Si era messa in coda di malavoglia ma non aveva alternativa.
Davanti a lei c'erano tre persone.
Mentre aspettava, annusava l'aria profumata di erbe balsamiche,
cercava la sua crema preferita che non era al solito posto,
osservava con tenerezza la nonnina che aspettava di farsi misurare la pressione.

"Scusi. Lei e`in coda?" le chiese una signora appena entrata.
"Certo." rispose lei.
"Bene. Ha preso il numero?"
"Ah. No. Non mi ero accorta di questa novita`."
"Peccato. Perche`io ho il tre e, vede, adesso stanno servendo il due."
"Si`ma davanti a me ci sono anche altre persone che evidentemente non l'hanno preso."
"Bhe`, sa. Uno potrebbe voler essere servito quando arriva il suo turno."
"E` giusto. Il suo e`esattamente dopo di me."
"Quindi io sarei la prossima, potrei approfittare."
"Potrebbe, ma non lo fara`perche`lei e`una persona dotata di buon senso ed educazione"
"Ha proprio ragione il mondo e`nelle mani dei furbi."
"Gia`."

Dopo quella conversazione era tornata a casa soddisfatta ma incredula.
Ogni tanto borbottava perche`le tornava alla mente lo sguardo riprovevole della signora.
Poi, a tavola, durante la cena, si era divertita a raccontare cio`che era accaduto.
Aveva spiegato tutto, descrivendo il fatto nei minimi dettagli,
aveva anche aggiunto qualche considerazione sul punto in cui era stato posizionato il distributore dei numeri, a suo avviso, poco segnalato.
Aveva parlato e parlato e si era convinta sempre piu`di aver ragione.
Finche`.
"Mamma, mi stai facendo venire il mal di testa."
"Eh. C'e`solo un modo per fermare tua madre."
"Lo so, bisogna darle ragione."
"No, nemmeno cosi`si ferma, purtroppo. Tua mamma deve autoesaurirsi!"




lunedì 17 giugno 2013

Color glicine

Sabato ore 22 la famiglia felice era al ristorante cinese,
sedeva affamata e senza parole, al tavolo accanto alla finestra.

Prima.

Ore 14.
Arrivava Sergio, l'uomo che avrebbe condotto la famiglia felice nel baratro della tinteggiatura.
"Buongiorno! Siete pronti?"
"Io vorrei il blu cobalto"
"A me piace il verde acqua"
"Ecco, avrei pensato al color lavanda"
"Dobbiamo andare insieme a scegliere le vernici perche`io ci ho provato ma non ho capito un tubo"
"Va bene, non vi preoccupate, faccio tutto io"
E cosi`, mentre lui consumava un imprecisato numero di rotoli di scotch,
i quattro l'osservavano con occhi curiosi e si incollavano le dita nel tentativo di aiutare,
mentre lui impacchettava e sommergeva ogni traccia della loro esistenza sotto un velo di plastica,
i quattro gli lanciavano sguardi accusatori e inciampavano nei teli,
mentre lui si arrampicava su una scala altissima,
i quattro si stancavano a guardarlo.
Ore 15.
Cinque individui si avviavano fiduciosi verso il negozio di vernici e tornavano indietro perche`era chiuso.
Ore 15.30.
Ci riprovavano ed erano fortunati.
Trascorrevano trenta minuti dissertando di colori e tecniche di tinteggiatura
e altrettanti disquisendo di pennelli e trattamenti antimuffa, senza alcuna cognizione dell'argomento.
In fine tornavano a casa con due secchi di vernice color glicine, uno di stucco, uno di antimuffa e uno di bianco.
Ore 16.30.
Pisolo, con addosso la sua bandana da combattimento, sosteneva la lampada che illuminava il lavoro che Sergio svolgeva alacremente,
le birbe tentavano incursioni moleste nel territorio proibito e
Mammacanta si sforzava di non pensare al dopo.
Ore 22.
Seduti al tavolo accanto alla finestra c'erano quattro individui.
Due ragazzine che indossavano abiti sporchi e sudaticci,
una donna che aveva mucchietti di polvere tra i capelli e
un uomo con una macchia di vernice bianca sul polpaccio destro.
Tutti sapevano che non era ancora finita.




mercoledì 12 giugno 2013

Un regalo segreto

"Auguri papi"
"Grazie pisquane"
"Ti abbiamo fatto un regalo bellissimo!"
"Ah, si`?"
"E`una cosa bella e anche buona"
"mmm"
"Adesso devi solo metterti un vestito comodo perche`ti potresti sporcare"
"Obbedisco!"
"Mamma, non ti preoccupare, non gli dico che cos'e`"
"Va be', te lo dico io. E`una maglietta profumata. Non e`una cosa che si mangia"
"Sicura?"
"Sicurissima papi. Guardami, ho la faccia di chi mente?"
"A dire il vero, no"
"Mamma, sssssss ho detto una bugia, ma non fa niente, ho incrociato le gambe sotto il tavolo"
"Allora? Quando arriva questo regalo? Devo aspettare ancora molto?"
"No, manca pochissimo, appena avremo finito di cenare. Il dolce si mangia alla fine, noo?"
"..."
"Ah"




lunedì 10 giugno 2013

Lei, lui e quelle scarpe strane

Lei andava in vacanza in quel villaggio da dieci anni.
Ormai era di casa,
partecipava ai corsi di ginnastica, ai giochi in spiaggia e a tutti gli spettacoli serali.
Quella sera d'agosto avevano organizzato una festa magica.
C'era il prestigiatore che stupiva tutti con i suoi trucchi,
c'era il chiaroveggente che vedeva il futuro in una palla di vetro,
c'era l'indovina che interpretava i fondi del caffe`
e c'era lei, la cartomante.
Scrutava nei tarocchi avida di suggerimenti
e si divertiva a trasformarli in eventi probabili.
Davanti al suo tavolino si era formata una lunga fila di persone che aspettavano curiose,
lei si affrettava a mischiare le carte,
voleva accontentare tutti.
Ogni tanto sistemava la gonna nera che le avevano fatto indossare,
dava un'aggiustatina ai fermagli che sostenevano i suoi capelli arruffati
e tirava su le maniche di quella camicia che le stava un po'grande.
Si divertiva a stupire la gente:
molti sembravano aver dimenticato che si trattava solo di un gioco.
Ad un tratto il suo sguardo cadde su un paio di sandali di gomma.
Allora le sembrarono strani, originali;
non ne aveva mai visti altri simili.
Penso`che con quelli avrebbe potuto passeggiare comodamente sulla spiaggia
ma anche sulla strada e nell'acqua.
Penso`che chi li aveva inventati doveva essere un genio.
Penso`che avrebbe dovuto chiedere alla persona che li indossava dove li avesse comprati.
Sollevo`lentamente lo sguardo.
Lui indossava un paio di bermuda e una t-shirt,
aveva i capelli castani, la pelle abbronzata e gli occhi di un azzurro intenso.
Scopri` che aveva da poco compiuto ventotto anni,
che viveva al nord,
che era finito li`per caso, dopo aver annullato un viaggio programmato mesi prima
e che quelle scarpe strane arrivavano da Cuba.
Scopri` che  aveva viaggiato molto ma che ogni volta si ammalava,
che macinava chilometri in moto ma cadeva da fermo,
che era cintura marrone di karate ma aveva smesso perche`le buscava sempre.
Scopri`che quel ragazzo adora i Kiss e la musica classica,
che e`ordinatissimo ma indossa la prima cosa che trova nell'armadio,
che ama la montagna e il silenzio,
che va a letto presto e si sveglia all'alba,
che e`un mito in storia ma e`negato in grammatica
che parla solo se e`necessario.
Il 5 giugno quel ragazzo ha compiuto quarantasette anni,
non ha piu`la moto perche`ora si viaggia in quattro,
cade ancora da fermo ma dagli sci,
ascolta i kiss con le cuffie e intanto mette in ordine,
nel week end dorme fino alle nove,
aiuta le birbe con i compiti di storia ,
nell'armadio trova solo abiti grigi, camicie azzurre e calzini blu,
ma nel tempo libero, indossa ancora bermuda, t-shirt e scarpe strane, come un ragazzino.




lunedì 3 giugno 2013

Allarme di notte

"Caspita, e`tardissimo!"
"Eh gia`"
"Questo film e`durato almeno tre ore"
"..."
"Ti rendi conto che e`passata l'una?"
"Infatti"
"L'ultima volta che ci siamo ritrovati svegli a quest'ora sara`stata quando la birba piccola aveva un anno"
"Gia`"
"Va be'. Senti, io scappo a letto, all'allarme ci pensi tu?"
"Si`, non ti preoccupare"

Dieci minuti dopo...

"Stai gia`dormendo?"
"No; sono appena salita"
"Io sono bloccato qui"
"In che senso, bloccato?"
"Nel senso che non posso muovermi"
"Ma che stai combinando?"
"Niente. Volevo inserire l'antifurto, ma deve essersi rotto"
"..."
"E`fisso sul volumetrico, non riesco a passare al perimetrale. Sono costretto a restare immobile, in piedi, davanti alla porta, se mi muovo suona...veni ad aiutarmi!"
"E come faccio?"
"Non puoi lasciarmi cosi`"
"Dici?"




giovedì 30 maggio 2013

Spilungona

Un preadolescente lo riconosci da come si muove:
e` dinoccolato e maldestro.
Il suo corpo cresce cosi`in fretta che non riesce a percepirne i confini.
Un preadolescente lo riconosci dai capelli arruffati, dall'odore intenso e dall'espressione smarrita.
Fa un uso smodato di deodorante, resterebbe ore sotto il getto della doccia e osserva il brufolo che ha in fronte come fosse un trofeo.
Un preadolescente lo riconosci da come parla:
"Mi brucia un botto" , "Miii" , "Spegniti".
Insegna al mondo un linguaggio nuovo.
Un preadolescente lo riconosci dalle barzellette.
Si meraviglia di se`mentre le racconta e ride, ride fino alle lacrime.
Un preadolescente lo riconosci da come si veste:
"No, ti prego, la canottiera nelle mutande no!".
Indossa con spensieratezza una t-shirt colorata mentre fuori nevica e il resto della famiglia assedia il calorifero.
E`certo che in questa casa ne viva uno:
spilungona con i capelli sempre spettinati,
con gli occhi lucidi dalle risate,
con le mani che tengono il tempo
e con la testa piena di sogni.



lunedì 27 maggio 2013

Festa: versione ufficiale e versione ufficiosa

Si accede al giardino attraverso un cancelletto,
sulla sinistra c'e` un piccolo lago dove nuotano papere e pesci rossi,
sulla destra, una casetta con il tetto di tegole e grandi finestre,
in fondo, uno scivolo e delle altalene,
ovunque, comode panchine di legno.
Si cammina lungo un viale lastricato circondato da alberi e prato tagliato all'inglese,
il percorso e`breve e conduce al coperto,
ad una stanza della casetta,
dentro ci sono un tavolino da ping pong, un calciobalilla e una tavola imbandita:
muffins alla vaniglia decorati con fiori di pasta di zucchero,
panini al prosciutto che portano bandierine colorate,
pizzette per un esercito intero,
palline di cioccolato adagiate in pirottini quadrettati,
patatine, bibite e una torta a tre piani.
La birba grande compie 11 anni e questa e`la versione ufficiale della sua festa.

Quella ufficiosa prevede l'aggiunta di alcuni particolari...
Perche`questa mamma ci prova ad imitare i grandi chef della tv ma non e`detto che ci riesca;
i muffins alla vaniglia sono duri come sassi,
la torta a tre piani e`inguardabile e le meravigliose palline di cioccolato non sono opera sua.
Perche`questa mamma riesce a dimenticare il coltello per tagliare la torta;
coltello che le e`stato provvidenzialmente prestato,
che ha una lama di 30cm,
che attualmente si trova nel bagagliaio dell'auto
e che sara`causa del suo arresto.
Perche`questa mamma trascorre venti minuti davanti allo scaffale delle candeline,
sceglie quelle a forma di lettera che dicono 'happy birthday',
le sistema sul suo capolavoro, le accende,
le osserva sciogliersi alla velocita`della luce
e le da`in pasto agli ospiti.



venerdì 24 maggio 2013

Lavorare

Ecco che ritorna il dubbio ancestrale,
quello che riporta in gioco tutti i pro e tutti i contro,
quello che resta assopito per colpire al momento giusto.
E' venuto perche`ho rimesso un piede nel mondo del lavoro.

Ormai sono un'esperta,
e`tornato cosi`tante volte che lo riconosco da lontano.
Be', sai che ti dico?

Io lavoravo e amavo quello che facevo.
Lavoravo perche`ne avevo bisogno,
perche`mi divertivo,
perche`cosi`mi sentivo utile,
perche`la societa`ci insegna che dobbiamo realizzare il lavoro che sogniamo.

Io non lavoro piu` da un pezzo,
non lavoro perche`mi viene l'ansia.
Perche` ho paura di arrivare tardi in ufficio inseguendo i problemi delle birbe
e di non arrivare in tempo all'uscita di scuola inseguendo quelli dell'ufficio.
Perche` mi serve tempo per parlare con le mie figlie.
Perche`non voglio dover dire al capo: "Non potrei", "Avrei bisogno".
Perche` non voglio tornare a casa stanca e trovare i letti da fare,
le tazze sporche nel lavandino e panni sparsi ovunque.
Perche`ho paura di non poter dare il meglio.
Perche`non posso rinunciare al canto.
Perche`voglio esserci sempre.

Percio`caro dubbio,
ritorna la`dov'eri prima.
Io non ho cambiato idea.




mercoledì 22 maggio 2013

Formaggio e tacco12

Negli ultimi due giorni Mammacanta e`stata a Rho Fieramilano,
alla Tutto food, nel padiglione dedicato ai formaggi.
E`andata li` per dare una mano ad un'amica,
che` lei ha smesso di lavorare da un pezzo.
Ha viaggiato su treno e  metropolitana,
ha trascorso almeno un'ora su un tappeto mobile,
ha divorato senza alcun ritegno,
chili di gorgonzola, parmigiano e pecorino
ed e`sopravvissuta eroicamente
ad ore in piedi dentro un paio di scarpe col tacco.
Ergo,
nei prossimi sette giorni,
desiderera`ardentemente un tappeto mobile
che conduca la prole ai rispettivi corsi pomeridiani,
si nutrira`solo di brodini e passati di verdure,
col fine ultimo di digerire il formaggio ingurgitato,
e invidiera`profondamente le portatrici sane di tacco 12.




venerdì 17 maggio 2013

Prove e compleanni

Lei adora mettersi alla prova, questo e`certo.
S`immmerge a capofitto in ogni nuova esperienza.
Pisolo afferma che lo fa perche`e`in cerca di approvazione.
Forse ha ragione lui, o forse, lo fa solo perche`si diverte.
Di sicuro, non si tira indietro.
Di fronte alla sfida non resiste.
La quotidianita`resta sospesa, tutto viene inghiottito dal buio e l'unica cosa che conta e`arrivare in fondo al tunnel, raggiungere la luce.
Lei ha fretta, non tollera rallentamenti.
Ce la mette tutta, da`il meglio di se`.
Finche`, all'improvviso, senza motivo, l'entusiasmo si affievolisce, la quotidianita`riprende colore e lei torna nel mondo reale.
Succede sempre cosi`.
E`successo anche col blog.
Si e`fermata perche`aveva bisogno di ristabilire l'ordine delle cose.
Adesso e`tornata; piu`consapevole, libera dal buio della sfida e soddisfatta del percorso fatto.
Il 16 maggio Mammacanta ha compiuto un anno,
ha rinnovato il dominio,
ha realizzato che scrivere e`terapeutico e non smettera`piu`.




lunedì 6 maggio 2013

Sognando la prima media

"Ho fatto un sogno bellissimo"
"Si vede, hai lo sguardo beato, la bocca che ride e i capelli arruffati"
"Ho volato sulle spalle di un uccello gigante, lui mi ha invitata a salire e poi mi ha accompagnata a scuola"
"..."
"C'erano tutti i miei compagni, li ho visti dalla finestra, ognuno era seduto al suo banco ma c'ero anche io, c'era un'altra me"
"Un'altra te?"
"Si`e non potevo scendere perche`il mio banco era occupato, allora siamo ripartiti, abbiamo sorvolato la mensa e il cortile ed anche li`c'erano altre me, non era il mio posto"
"E poi?"
"Poi siamo tornati a casa ma nemmeno li`potevo stare perche`ero gia`in giardino a giocare"
"E allora che avete fatto?"
"L'uccello ha puntato il cielo, e quando siamo arrivati in alto, da lassu`abbiamo visto una stanza piena di ragazzi, allora siamo ridiscesi.
Io ero felice.
Mi sono affacciata alla finestra, tutti ridevano. C'era un gruppo che dipingeva e uno che suonava e c'era una sedia vuota e, proprio sopra, una melodica che svolazzava. A quel punto ho capito. Era sicuramente quello il mio posto, li`dovevo suonare io"




martedì 30 aprile 2013

Ruzzle

"Mamma, anch'io voglio razzolare come gli altri, mi scarichi il gioco?"
Era iniziata cosi`la fase Ruzzle della famiglia felice.
Sei individui si provocavano, si invitavano, si fronteggiavano, si affrontavano e si tenevano testa tra la poltrona e il divano.
La birba piccola sfidava la grande e perdeva, ma batteva inesorabilmente NonnoArchimede che, incredulo, metteva in discussione le sue capacita`e ricordava i bei tempi passati, quando era l'indiscusso campione de Il Paroliere.
La nonna tifava, esultava e suggeriva ma preferiva il cruciverba.
ZiaClara batteva tutti tranne lo ZioFester e per mantenere il primato gli diceva : "C'e`una che mi ha sconfitto tre volte, sta gongolando, adesso vorrebbe la rivincita ma io non intendo dargliela. Affrontala tu, falla a pezzettini!"
La birba grande sfidava la ZiaDurbans', quella del sorriso perfetto, e vinceva. Non era certa che la vittoria fosse meritata ma questo non le impediva di dire: "Non ti sei ancora fatta viva eh... Hai paura vero?".
Mammacanta e Pisolo approfittavano della concentrazione generale per stare un po'da soli in compagnia, si stupivano delle presenze assenze, preparavano il caffe`per gli ospiti impegnati, la merenda per le creature distratte e discutevano animosamente di politica senza alcuna interruzione.




mercoledì 24 aprile 2013

Pane da Napoli

Erano giorni di confusione e disordine,
giorni di ebbrezza ed euforia.
"Sono un'anima in pena, non so dove mettermi" diceva Pisolo affetto dalla sindrome da usurpazione.
Niente era piu` lo stesso: la routine quotidiana aveva ceduto il posto alla novita`.
Il profumo del caffe`appena fatto invadeva la stanza, un mucchio di valigie occupava la casa, qua e la` c'erano borse piene di sorprese e regali e, sul tavolo, almeno quattro chili di pane.
Pane come se non ci fosse un domani,
pane per tutti,
pane da annusare e da mangiare,
pane da affettare e da conservare,
pane per i golosi,
pane come solo a Napoli lo sanno fare,
pane per ricordare.
Pane per ritrovarsi in quel luogo fra il tempo e lo spazio dove i sapori diventano ricordi,
gli odori sanno di casa e il passato sembra domani.




venerdì 19 aprile 2013

L'amicizia

Si era chiesta tante volte cosa fosse l'amicizia ma non era mai riuscita a darsi una risposta sensata.
Credeva fosse nell'affinita`, ma aveva trovato amiche complementari a cui dare una versione opposta e a cui affidarsi quando aveva bisogno di guardare con occhi diversi.
Credeva fosse nello stare insieme, ma aveva imparato con l'esperienza che l'amicizia vive nonostante la distanza e la separazione, a volte anche nel silenzio.
Credeva fosse nella sincerita`, ma questa deve essere accompagnata da una grande benevolenza altrimenti e` competizione.
Credeva fosse nella simpatia, ma quello e`solo uno stato emotivo labile e superficiale.
Credeva fosse nella vicinanza e nell'aiuto reciproco, ma se manca una confidenza profonda non e`di un'amica che si tratta bensi` di una persona che sentiamo affine ma a cui non racconteremmo mai le nostre ansie piu`segrete.

Adesso lo aveva capito.
L'amicizia e` nella lealta`, nell'onesta`, nell'intimita`e nell'ascolto.
L'amicizia e`negli abbracci, e`nel dirsi "Ti voglio bene".
L'amicizia e` uno scambio continuo.
L'amicizia e`una forma d'amore.
Tutto il resto e`conoscenti.



martedì 16 aprile 2013

Le bugie non si dicono

Quella conversazione era iniziata come un dialogo ma si era trasformata presto in un monologo.
"Quindi la maestra vi ha assegnato come compito di pesare ogni giorno tre cose"
"Si`. Pero`io non l'ho eseguito"
"..."
"Le ho detto che non ho potuto farlo perche`noi non abbiamo una bilancia, ma lei non mi ha creduto, ha voluto che lo scrivessi sul diario"
"Hai preso una nota?"
"Piu`o meno"
"???"
"Non e`colpa mia se non abbiamo una bilancia"
"E`vero, pero`i compiti devono essere fatti, avresti dovuto trovare un modo...per esempio chiederla in prestito a ZiaClara o ai vicini, avremmo potuto comprarne una. Con questo comportamento hai dimostrato mancanza di rispetto nei confronti della maestra e della sua autorita`. So che non intendevi farlo ma e`quello che hai fatto. Senti, ormai e`buio, non possiamo disturbare gli altri. Chiama la nonna di Napoli e fatti pesare qualcosa, cerca di recuperare, ma mi raccomando, la prossima volta fai il compito come si deve".

Era un periodo di rimproveri quotidiani, questo si aggiungeva agli altri.
Lei si sentiva sconfortata dal dover ripetere sempre le stesse cose e si domandava come mai non riuscisse piu`a trovare parole positive da dire alla sua piccola donna.
Ce ne sarebbero state tante eppure nella testa rimbombavano solo prediche che iniziavano con "Avresti dovuto" o "Avresti potuto".
Osservo`la creatura che prendeva appunti e penso`che, da quel momento, si sarebbe sforzata di contenere meglio l'amarezza delle continue ripetizioni, e che si sarebbe impegnata ad esprimere apprezzamento e biasimo in egual misura.
Con quel proposito si era addormentata, sicura che fosse la soluzione giusta.

Il giorno seguente all'uscita di scuola aveva fatto la solita domanda:
"Come e` andata oggi?"
"Bene, la maestra mi ha corretto il compito e mi ha chiesto come ho risolto il problema della bilancia"
"E tu?" aveva chiesto lei temendo il peggio,
"Io le ho detto che ho chiamato la nonna e che..."
"Nooo, dimmi che non le hai detto la verita`"
"Ma tu dici sempre che le bugie non si dicono. Adesso dovevo dirne una?"
"No, no, hai ragione. Le bugie non si dicono".



mercoledì 10 aprile 2013

Una giovane donna

Lei avrebbe preferito trascorrere quel pomeriggio piovoso davanti ad una buona tazza di te`,
l'altra aveva bisogno di un giubbotto nuovo,
lei prima o poi avrebbe dovuto comprarlo,
l'altra si lamentava: "Col piumino fa caldo e soffro",
lei aveva dovuto soccombere,
l'altra si preparava ad uscire.
Lei era infreddolita e bagnata,
l'altra accaldata e scalpitante.
Lei era in cerca di qualcosa da abbinare ad abitini colorati e gonne a balze.
L'altra, con i suoi quasi undici anni, camminava in un paio di scarpe sportive che aveva preso dall'armadio della madre e si sentiva grande.
Lei si faceva conquistare da una giacchetta blu, stile marinara.
L'altra indossandola si rimirava allo specchio, piu`come una giovane donna che come una bambina.
Lei non era convinta,
l'altra voleva qualcosa di piu` sportivo.
Lei sorrideva dirigendosi all'uscita,
l'altra sorrideva e la seguiva imbarazzata,
lei si insospettiva,
l'altra arrossiva.

Davanti a loro un un maschio predatore posava lo sguardo impuro sulla sua bambina.
Lei, l'altra e il predatore quindicenne.
Lei deve farsene una ragione.



lunedì 8 aprile 2013

Voglio il cane



"Non possiamo e poi abbiamo gia`un gatto"
"Ma io lo voglio. Guarda qua, sul sito dell'ENPA; avresti il coraggio di abbandonare un povero cane come questo?"
"E`troppo impegnativo. Creamy non ti piace piu`?"
"No, sono io che non le piaccio. Tutti gli animali scappano da me. Mi odiano!"
"E perche`scapperebbero?"
"Non lo so. So solo che mi odiano. Il pesce rosso, appena mi avvicino, va dall'altra parte della boccia. Il criceto di Lore, si affaccia dalla tana, mi guarda storto e torna dentro di corsa. Creamy non si lascia prendere in braccio, devo sempre rincorrerla per acchiapparla.
Sono l'unica persona in tutto il mondo che gli animali trattano cosi`!"
"Non proprio. Succede anche a me, forse e`perche`hanno paura di noi"
"L'unico che mi capisce e`il cane. Si fa portare in giro, posso accarezzarlo e soprattutto non scappa.
Irene ne ha adottato uno al canile, ogni tanto va a trovarlo e gli fa fare una passeggiata. Potremmo fare cosi`anche noi"
"Potremmo, pero`non so se avrei il coraggio di lasciarlo li`ogni volta"
"Ma allora, se i cani si adottano al canile, la tua compagna di classe adottata l'hanno presa al personile?"
"No, il posto dove vivono i bambini che non hanno piu`i genotori si chiama orfanotrofio"
"Ah. Che strano, suona meglio personile"
"Comunque, se fossi in te, prima di cercare altrove, proverei a coccolare un po' di piu`Creamy. Certo non e`un cane ma e`molto affettuosa e merita la tua considerazione"

"Va bene, pero`non togliete i cartelli!"

giovedì 4 aprile 2013

Quarantotto ore in montagna

Otto commensali mangiavano a turno perche`avevano a disposizione solo sei forchette.

"Su questa tavola mancano le posate ma ci sono troppi tovaglioli, e`uno spreco"
"In bagno, a scuola per risparmiare la carta basta usare le mani, ti pulisci bene e poi le lavi"
"Benissimo. C'e`qualcuno nella tua classe che lo fa?"
"Io no!"
"Mamma quando la Birba piccola avra`10 anni, quanti ne avra`la grande?"
"Dodici"
"Ah. E quando la piccola ne avra`12?"
"Quattordici"
"Ah. E quando ne avra`14?"
"Fatevi i conti!"
"Gormiti, Gormiti, piu`forti piu`uniti, Gormiti, Gormiti, Gor!"
"Il primo che finisce mi passa la forchetta?"
"Ma il risotto con la salsiccia quando lo mangiamo?"
"Domani! A proposito, bambine, stasera a letto presto, domani andiamo a sciare"
"Fermi tutti! Guardate cosa dicono in tv, lo sapevo...stanotte bisogna spostare gli orologi"

L'allegra compagnia si e`svegliata alle sei, che poi erano le cinque, ha parcheggiato davanti al cancello della cabinovia mentre era ancora chiuso, si e`trascinata in stato catatonico fino alle piste dando il buongiorno a tutti gli addetti ai lavori, ha mangiato otto brioches appena sfornate, ha noleggiato il primo paio di sci, scarponi e casco della giornata e ha lasciato stupita e un po' addormentata le prime impronte del mattino sulla neve.