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lunedì 17 giugno 2013

Color glicine

Sabato ore 22 la famiglia felice era al ristorante cinese,
sedeva affamata e senza parole, al tavolo accanto alla finestra.

Prima.

Ore 14.
Arrivava Sergio, l'uomo che avrebbe condotto la famiglia felice nel baratro della tinteggiatura.
"Buongiorno! Siete pronti?"
"Io vorrei il blu cobalto"
"A me piace il verde acqua"
"Ecco, avrei pensato al color lavanda"
"Dobbiamo andare insieme a scegliere le vernici perche`io ci ho provato ma non ho capito un tubo"
"Va bene, non vi preoccupate, faccio tutto io"
E cosi`, mentre lui consumava un imprecisato numero di rotoli di scotch,
i quattro l'osservavano con occhi curiosi e si incollavano le dita nel tentativo di aiutare,
mentre lui impacchettava e sommergeva ogni traccia della loro esistenza sotto un velo di plastica,
i quattro gli lanciavano sguardi accusatori e inciampavano nei teli,
mentre lui si arrampicava su una scala altissima,
i quattro si stancavano a guardarlo.
Ore 15.
Cinque individui si avviavano fiduciosi verso il negozio di vernici e tornavano indietro perche`era chiuso.
Ore 15.30.
Ci riprovavano ed erano fortunati.
Trascorrevano trenta minuti dissertando di colori e tecniche di tinteggiatura
e altrettanti disquisendo di pennelli e trattamenti antimuffa, senza alcuna cognizione dell'argomento.
In fine tornavano a casa con due secchi di vernice color glicine, uno di stucco, uno di antimuffa e uno di bianco.
Ore 16.30.
Pisolo, con addosso la sua bandana da combattimento, sosteneva la lampada che illuminava il lavoro che Sergio svolgeva alacremente,
le birbe tentavano incursioni moleste nel territorio proibito e
Mammacanta si sforzava di non pensare al dopo.
Ore 22.
Seduti al tavolo accanto alla finestra c'erano quattro individui.
Due ragazzine che indossavano abiti sporchi e sudaticci,
una donna che aveva mucchietti di polvere tra i capelli e
un uomo con una macchia di vernice bianca sul polpaccio destro.
Tutti sapevano che non era ancora finita.




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