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venerdì 26 luglio 2013

Il prelievo col terrore

- Ventuno! E`lei il numero ventuno?
- Ehm, si`, sono io.
- Venga con me!
- ...
- Si sieda!
- ...
- Ha portato il contenitore delle urine!?
- Si`. Ecco, e`nella borsa...
- No! Aspetti!
- ...
- Adesso lei, lentamente, prende il contenitore dalla borsa e me lo mostra.
- ...
- Non me lo porga!
- No.
- Lo tira fuori dalla scatola e lo avvicina, in modo che io possa etichettarlo. Non lo lasci!
- No.
- Bene. Adesso lo metta su quel tavolino.
- ...
- A sinistra!
- Sinistra, certo.
- Torni al suo posto e metta il braccio sul tavolo.
- Ecco, io avrei un po'..., vorrei ...  

Era un'infermiera giovane, carina, con delle bellissime mani, le unghie decorate e lunghi capelli neri, ma un animo gelido.
Maneggiava le provette con grazia, come fossero oggetti preziosi.
Strappava lo scotch, preparava il laccio emostatico e la farfallina.
I suoi movimenti erano sicuri, metodici.
Probabilmente li aveva ripetuti centinaia di volte.
Tic, tic, tic.
Nella stanza c'era un contaminuti.
Come a dire, fai in fretta.  

- Braccino sul tavolo, signora.  

Nonostante due parti e diverse flebo di ossitocina e di ferro, Mammacanta ha ancora il terrore delle siringhe e sviene alla vista del sangue.
Mentre poggiava il braccio immaginava scenari agghiaccianti:
quella donna perentoria e arrogante avrebbe potuto scavare senza pieta`;
avrebbe potuto spezzare l'ago, romperle una vena, provocarle un embolo;
avrebbe potuto sfogare su di lei tutte le sue ansie.  

- Fatto. Non pieghi il braccio!
- No.
- Vorrei sapere perche`tutti avete questo vizio! Lo tenga steso altrimenti si forma l'ematoma.
- ...
- Che fa ancora qui?! Vada.  

Mammacanta si e`sentita inerme, incapace, indifesa.
Avrebbe voluto dirle che e`una maleducata, che approfitta della sua posizione per maltrattare le persone, che ha sbagliato mestiere, che sara`anche giovane e carina ma che questo non basta.
Ma a volte il senso d'impotenza è schiacciante.
E' riuscita a dire solo:
- Addio!


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