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martedì 29 gennaio 2013

Influenza

Quando una creatura si ammala, l'assetto politico della famiglia felice segue regole ben  precise:
1. il pater familias perde il privilegio di addormentarsi accanto alla mater familias, il suo posto deve essere occupato dalla vittima del virus fino alla conclamata guarigione,
3. il pater familias puo` dormire nel letto rimasto libero, in cameretta, insieme alla creatura ancora sana,
4. la domina e`l'unica a cui e`concesso il contatto con il soggetto virulento,
5. la domina deve dedicarsi all'ammalato senza sosta,
5. ai membri sani della famiglia e`proibito il contatto ravvicinato con l'ammalato.

Domenica mattina, la birba piccola aveva la febbre e la nausea percio`e`stato subito applicato il regolamento.
Quarantotto ore dopo.
La domina aveva la febbre a 39*,
la creatura virulenta delirava: "Mamma, grazie per le M&M's, ho avuto un sollievo, mi sento meglio",
la creatura sana non riusciva a dormire: "Papi tu russi, se vuoi ti faccio l'imitazione",
il pater familias recuperava fazzoletti usati da ogni angolo della casa, cucinava, correva a comprare medicine, preparava tisane e latte caldo, svuotava la lavastoviglie, dava da mangiare al gatto e assisteva le vittime sperando di essere la prossima per poter finalmente riposare.




http://www.mammacanta.it/2013/01/influenza.html

domenica 27 gennaio 2013

Un po' di camomilla

"Oggi a scuola ho mangiato il pollo finto, senza pelle, con le carote giuliana e ho fatto il bis di spremarancia; buonissima. Poi la maestra ha detto che aveva il mal di gola e allora ho pensato:  noooo, questa e`una tragedia!" aveva raccontato la birba piccola, venerdi`, appena arrivata a casa.
Sabato notte, mentre i felici consorti dormivano sonni tranquilli, la creatura insieme al mal di gola e al mal di pancia, si infilava nel lettone e tenacemente spodestava il capofamiglia.
Pisolo dal canto suo, dopo aver bofonchiato qualcosa, metteva l'adorato cuscino sotto il braccio ed andava a riaddormentarsi nel letto singolo.
Domenica mattina, al risveglio il senso di smarrimento collettivo era evidente.
A colazione la birba piccola beveva solo un po'di camomilla, mentre il resto della famiglia si abbuffava con latte, biscotti, te`, pane, marmellata e litri di caffe`.
A pranzo la birba piccola beveva ancora un po'di camomilla mentre il resto della famiglia pasteggiava con tagliatelle in brodo, vitello tonnato e formaggio.
A ora di merenda la birba piccola dormiva mentre il resto della famiglia assaliva un vassoio di pancakes farciti con la crema di nocciole.
Al tramonto la birba piccola era visibilmente sciupata mentre il resto della famiglia cominciava a mostrare leggeri segni di malessere.

A ora di cena il resto della famiglia ha bevuto camomilla insieme alla birba piccola.




venerdì 25 gennaio 2013

Riflessioni da quasi quarantenne

Capita che si voglia fare il punto della situazione, tirare le somme, guardarsi indietro, valutarsi per le cose fatte o meno.
Capita di realizzare di essere stati cosi`travolti dagli eventi da non essersi accorti del tempo trascorso.
Capita di rendersi conto che la strada gia`percorsa e` lunga.
Capita di notare all'improvviso che gli occhi di tua figlia sono alla stessa altezza dei tuoi.
E cosi`capita di non sentirsi piu`tanto giovani e di voler correre ai ripari.
Allora capita di comprare una scatola color verde speranza,
di metterla sul comodino e di riempirla con rinomati elisir di lunga vita.
Capita di cospargersi scrupolosamente ogni sera, dalla testa ai piedi, con miracolosi e costosi unguenti.
Capita che, pur di raggiungere lo scopo, una sopporti di addormentarsi unta e scivolosa, impacciatamente preoccupata che l'acido ialuronico resti sulla faccia e non finisca sul cuscino.
Finche` qualcuno ti dice:
"Mamma, hai visto quel signore che era in fila dietro di noi al supermercato? Era basso e vecchietto come te, aveva la barba lunga e bianca, le sopracciglia folte, il cappello di lana e il panzone e le gambe secche come papa`"


mercoledì 23 gennaio 2013

Dialogo tra la pancia e la ragione

E`una costante, un incubo ricorrente, un pensiero assopito che periodicamente torna alla ribalta stuzzicato dagli eventi.
Un dubbio immotivato, un timore insensato che da il via ad un ridicolo dialogo tra la pancia e la ragione.

"Qui e`tutto un ribollire. Ti rendi conto di quante colleghe simpatiche, libere e disponibili ha?"
"Calmati. Lui ama me, le altre donne non gli interessano"
"Come fai ad esserne cosi`sicura?"
"Lo so e basta"
"Meglio non fidarsi. In quello stabile lavorano centinaia di donne e sappiamo bene come sono gli uomini"
"Non esagerare. E poi lui non lo farebbe mai"
"Insomma, devi fare qualcosa!"
"Non vorrai mica che mi metta a pedinarlo!?"
"Figurati! Tu sei un'imbranata, ti scoprirebbe subito"
"Dammi retta, calmati. Io mi fido"
"Si`certo, tu stai qui tranquilla a fare la casalinga innamorata, mentre lui dice che va in ufficio e poi chi lo sa se ci va veramente"
"Guarda, facciamo cosi`, chiediamoglielo"

Pisolo torna a casa.
"Che succede? Sei arrabbiato? Sei entrato senza nemmeno salutare"
"Eccomi, sono a tua disposizione. Come e`andata la giornata?"
"Solite cose e tu? Hai qualche segreto da confessarmi?"
"Lo sapevo. Ero qui che t'aspettavo"
"Rispondi alla domanda allora"
"Ti rispondo subito: prima di tutto, io amo te e le mie figlie e non farei mai nulla che possa farvi soffrire .
E poi, sai, dicono che con il tempo il matrimonio diventa noioso, beh per me non e`cosi`, piu`ne passa piu`mi convinco di aver fatto la scelta giusta; non avrei potuto essere piu`felice"

"Hai sentito? Te l'avevo detto, sei la solita malpensante"
"Si`si`, questa volta ci e`andata bene, ma io non abbasso la guardia"
"Senti, adesso basta con questa paranoia, altrimenti mi rovini il blog!"




lunedì 21 gennaio 2013

Di amicizia e verita`

Chissa`perche`, quando Pisolo le aveva parlato di un invito ad una cena tra colleghi, lei aveva pensato ad una serata a casa.
Aveva immaginato una tavola apparecchiata con un numero di posti pari, a cui avrebbero partecipato anche i rispettivi mariti, compagni e mogli.
Una cena dove si sarebbe parlato del piu`e del meno, con persone appena conosciute, in mezzo a persone che da anni lavorano insieme.
Invece si e`trattato di una cena al ristorante in cui l'unica estranea all'ufficio era lei.
Sette individui perfettamente in sintonia, cosi`affiatati da capirsi al primo sguardo, tanto in confidenza da far sembrare il resto del mondo un posto arido.
Mammacanta li ha osservati ed ascoltati, si e`lasciata coinvolgere dall'affetto che le hanno dimostrato, ha riso con loro e cercato di partecipare a quella complicita`che riempiva la sala.
C'era Max che raccontava di strani personaggi che bussano alla sua porta in cerca di aiuto, c'era Carlo che forse e`innamorata di un uomo che forse e`innamorato di lei da nove anni, c'era Mario che sa cucinare solo con il bimby, c'era Roberto che descriveva preoccupato i personaggi che popolano l'ufficio in cui e`stato appena trasferito, c'era Lello che tra un bicchiere di vino e l'altro ha detto al collega/compagno che vuole un figlio da lui e c'era lui che rispondeva terrorizzato "Forse e`meglio aspettare".
Mammacanta pensa che Pisolo sia stato fortunato ad aver incontrato delle persone cosi`speciali, ma in verita`, in un angolino remoto del suo cuore possessivo, e`anche tremendamente gelosa di quella parte della sua vita a cui lei non puo`partecipare.




giovedì 17 gennaio 2013

Ansia da iscrizioni

E`sempre stato cosi`. Sempre.
Non si puo`scegliere senza vagliare prima tutte le opportunita`, anche se questo significa misurare cento paia di scarpe in poche ore, indossare una cinquantina di piumini in un pomeriggio, tornare a casa con le mani ricoperte di blush brillantinati, fare decine di colloqui, provare l'auto ibrida, quella potente e quella economica di ogni concessionaria della citta`, assaggiare la carne del macellaio sotto casa, quella del mercato e quella del negozio di fiducia dell'amica.
Anche se questo significa partecipare a tutti gli open day delle scuole della zona e pure a quelli delle scuole limitrofe, che`non si sa mai.
Anche se questo significa stordirsi con discorsi sull'accorpamento e sul valore delle lingue piuttosto che dell'arte, piuttosto che dello sport.
Anche se questo significa raccogliere i pareri discordanti di tutti i genitori che quella scuola l'hanno frequentata, che ne hanno sentito parlare, che "Mio figlio non lo mando in quel posto!"

Inutile nasconderlo.
Qui, la scelta migliore e`la piu`sofferta.
Quella che, quand'anche dovesse dimostrarsi sbagliata avrebbe come unica causa la sfortuna.

martedì 15 gennaio 2013

Vecchio e nuovo

E`incredibile quanto una persona possa affezionarsi alle cose.
Quelle stanno li`a fare il proprio dovere per anni,
assistono ai momenti felici e a quelli tristi.
Stanno li`, utili ed indispensabili finche` si rompono o diventano vecchie.
Allora non le vogliamo piu`e ce ne liberiamo.
Facciamo posto ad una cosa nuova.
Esattamente come e`successo in questa casa.

Lei e`stata la prima ma era chiaro che non sarebbe stata l'ultima.
Ha lavorato sodo fin dall'inizio, mai un guasto, mai un sussulto, mai un errore.
Ha iniziato con poco, roba da sposini;
si trattava di un impegno saltuario che portava a termine prontamente.
Dopo quattro anni si e`trasferita nella casa piu`grande ed ha avuto una stanzetta tutta per se`.
Ma la pacchia e`durata poco, perche`un bel giorno la famiglia e`cresciuta e la fatica e`aumentata.
Lavoratrice indefessa, collaboratrice instancabile, aperta ad ogni richiesta.
Sedici anni di fedele servizio; ci manchera`.
Ieri questa casa l'ha salutata dando spudoratamente il benvenuto alla nuova arrivata.
Piu`grande, piu`efficiente, altamente performante.
Una che ti consegna il prodotto finito, pronto all'uso.
Una a cui puoi chiedere l'inimmaginabile.
Cosi`operosa che e`accompagnata da un libretto d'istruzioni di quaranta pagine.
A sua volta tanto complesso che da due giorni non si legge altro.
"Mamma, e`arrivata?" hanno chiesto le birbe appena tornate da scuola
"Si`, e`gia`al suo posto"
"Bella, ma non sono sicura che mi piaccia, preferivo quella di prima, ormai la conoscevo" ha detto la birba grande.

Qualcuno vuole provare ad indovinare di che si tratta?

domenica 13 gennaio 2013

Saga e fringuelli

Se una di queste sere qualcuno avesse bussato alla porta dell'allegra famiglia, avrebbe trovato quattro individui in pigiama con gli occhi sgranati, appollaiati sul divano, il buio pesto e la televisione accesa.

Durante il film.
La birba piccola, che adora le storie di mostri, ostentava sguardi di sufficienza aspettando il momento horror e chiedeva ripetutamente "Perche`non la morde?",
la birba grande restava aggrappata al bracciolo, combattuta tra la paura e l'ebbrezza, e commentava "Sarebbe bello correre ed arrampicarsi come loro";
Pisolo rispondeva "Silenzio!";
Mammacanta invece rifletteva sulla leggerezza dell'amore giovanile, e sulla bellezza dei protagonisti "Ho deciso, li voglio entrambi sul comodino".
La saga di Twilight ha reso la famigliola incapace d'intendere e di volere per cinque sere consecutive, fino all'ora di andare a letto.
"Buonanotte fringuelle senza paura"
"Che?"
"Il fringuello e`un piccolo uccellino che canta meravigliosamente"
"Ah, allora buonanotte fringuellona!"

venerdì 11 gennaio 2013

Saldi

L'importante adesso e`fare shopping.
Si`perche`non e`lontanamente concepibile valutare l'opzione: non mi serve.
Una dovrebbe passare davanti alla sua vetrina preferita, guardare l'abitino che ha contemplato per mesi proposto a meta`prezzo, e non comprarlo.
Una dovrebbe placare l'incontenibile desiderio, soffocare l'istinto, relegare la sua immagine con addosso quella meraviglia, nel cassetto piu`remoto della mente.
Quindi una dovrebbe dire addio alla soddisfazione di rispondere a chi bramosamente le chiedera`dove lo ha comprato:
"Bello vero? L'ho pagato la meta`"
Cioe`una dovrebbe rinunciare all'affare.

Non-se-ne-par-la.

Mammacanta ha comprato due vestiti al prezzo di uno!
Eh gia`, avrebbe potuto prenderne uno e spendere la meta`.
In fondo non le servivano.
Nell'armadio non c'e`piu`spazio.
Con i soldi risparmiati avrebbe potuto fare altro oppure conservarli.
C'e`crisi, e`stato uno schiaffo alla miseria.
Va be', la prossima volta.

mercoledì 9 gennaio 2013

Tu ed Io

Non smetto mai di riflettere sulle cose che ci accadono e sulle parole che ti sento dire.
Le unisco come pezzi di puzzle finché non combaciano tutte.
E' così che faccio da anni ed è così che mi assicuro che la nostra vita insieme proceda senza intoppi.
Sono un'aggiusta puzzle.
Però non è un lavoro facile.
A volte ci vuole tempo, altre serve fiducia, altre coraggio, altre, come adesso, pazienza.
Ecco, la pazienza che non è proprio una tua dote e nemmeno una mia, così ci tocca scontrarsi, pentirsi e far pace.
Ma noi siamo sempre noi, con pregi e difetti che conosciamo bene, che sappiamo sfruttare e tollerare, che dopo diciotto anni sono diventati una certezza, un'ancora, un caposaldo.
Ed è pur vero che le esperienze fatte insieme ci uniscono, ma allo stesso tempo tolgono il gusto di raccontarci.
Sì, lo so, tu sei uno di poche parole.
Non è alle chiacchiere che mi riferisco piuttosto all'aria ottimista e disincantata di chi ha ancora un mondo da costruire.

Noi siamo quelli che si sono sposati giovani, prima di tutti gli amici;
quelli che per comprarsi la casa dei sogni pagheranno il mutuo fino alla pensione;
quelli che hanno aspettato cinque anni prima di avere un figlio, e col senno di poi, possono dire di aver fatto la scelta giusta;
quelli che hanno due bambine sane e bellissime;
quelli che "tu non mi fai mancare nulla ed io devo ricordarti che siamo felici".


lunedì 7 gennaio 2013

Di poteri e matrimonio

"Zia, lo sai che sono accora fitanzata con Alessandro?"

"Complimenti! Il vostro e`un fidanzamento lungo"

"Eh si`, ma io mi vesto da Cerorentola tutti i giorni"

"Ah; cerchi di conquistarlo con la tua bellezza?"

"Si`, ma lui pero`non e`bello"

"Dici?"

"Gia`. Pero` ha potere"

"Ah"

"Corre velocissimo, e`piu`veloce di me e poi tra poco mi bacio in bocca"

"..."

"Lo so, non ti devi proccupare, prima faccio il matrimonio"

giovedì 3 gennaio 2013

Lenticchie e conto alla rovescia

L'allegra famigliola ha trascorso il Capodanno tra le montagne, in mezzo alla neve, ospite degli zii, equipaggiata come se stesse andando sull'Everest e senza televisione.

"Non avete la tv? E come la mettiamo con il conto alla rovescia?" ha chiesto Mammacanta a ZioFester,
"Usiamo l'orologio"
"Cioe`nessuno che ci esorta a stappare lo spumante, nessuno che applaude, niente folla urlante, niente brindisi con il presentatore; soli?"
"Si`"
"Ah".
Allo scoccare della mezzanotte c'erano otto mani bambine appiccicate ai vetri, otto occhi stupiti che guardavano i fuochi d'artificio all'orizzonte, otto bocche adulte che avrebbero voluto bere lo spumante e due mani che tentavano disperatamente di battere un record e di stappare la bottiglia.
Pero`e`stato strano brindare senza quei dieci secondi della tv.
Quando c'e`lei, sai che il resto degli italiani sta contando insieme a te, sta guardando lo stesso canale, sai che tra loro ci sono persone che conosci, persone che hai dimenticato, persone che incontrerai.
In qualche modo ti sembra di averlo tutto li`il tuo tempo, passato e futuro.
La tv contava quando Mammacanta da bambina festeggiava a casa dei nonni, contava quando, dopo il brindisi, poteva scappare a festeggiare dagli amici, contava quando brindava con Pisolo mentre le creature dormivano.
Insomma, Mammacanta la tv non la guarda mai, eppure a Capodanno le e`mancata.
Eh, solo un po' pero`. Che`da quel terrazzo si vedevano le luci accese di tutte le case della valle e sembrava di sentirlo il conto alla rovescia dei villeggianti e degli indigeni.
Comunque, a mezzanotte e cinque minuti gli otto erano intorno alla pentola piena di lenticchie e ne mangiavano a cucchiaiate.
Ne mangiavano cosi`tante che poi andavano a letto con il mal di pancia, cosi`tante che le mangiavano anche il giorno dopo con la pasta, cosi`tante che se non diventano ricchi quest'anno, non lo diventeranno mai piu`.