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martedì 30 aprile 2013

Ruzzle

"Mamma, anch'io voglio razzolare come gli altri, mi scarichi il gioco?"
Era iniziata cosi`la fase Ruzzle della famiglia felice.
Sei individui si provocavano, si invitavano, si fronteggiavano, si affrontavano e si tenevano testa tra la poltrona e il divano.
La birba piccola sfidava la grande e perdeva, ma batteva inesorabilmente NonnoArchimede che, incredulo, metteva in discussione le sue capacita`e ricordava i bei tempi passati, quando era l'indiscusso campione de Il Paroliere.
La nonna tifava, esultava e suggeriva ma preferiva il cruciverba.
ZiaClara batteva tutti tranne lo ZioFester e per mantenere il primato gli diceva : "C'e`una che mi ha sconfitto tre volte, sta gongolando, adesso vorrebbe la rivincita ma io non intendo dargliela. Affrontala tu, falla a pezzettini!"
La birba grande sfidava la ZiaDurbans', quella del sorriso perfetto, e vinceva. Non era certa che la vittoria fosse meritata ma questo non le impediva di dire: "Non ti sei ancora fatta viva eh... Hai paura vero?".
Mammacanta e Pisolo approfittavano della concentrazione generale per stare un po'da soli in compagnia, si stupivano delle presenze assenze, preparavano il caffe`per gli ospiti impegnati, la merenda per le creature distratte e discutevano animosamente di politica senza alcuna interruzione.




mercoledì 24 aprile 2013

Pane da Napoli

Erano giorni di confusione e disordine,
giorni di ebbrezza ed euforia.
"Sono un'anima in pena, non so dove mettermi" diceva Pisolo affetto dalla sindrome da usurpazione.
Niente era piu` lo stesso: la routine quotidiana aveva ceduto il posto alla novita`.
Il profumo del caffe`appena fatto invadeva la stanza, un mucchio di valigie occupava la casa, qua e la` c'erano borse piene di sorprese e regali e, sul tavolo, almeno quattro chili di pane.
Pane come se non ci fosse un domani,
pane per tutti,
pane da annusare e da mangiare,
pane da affettare e da conservare,
pane per i golosi,
pane come solo a Napoli lo sanno fare,
pane per ricordare.
Pane per ritrovarsi in quel luogo fra il tempo e lo spazio dove i sapori diventano ricordi,
gli odori sanno di casa e il passato sembra domani.




venerdì 19 aprile 2013

L'amicizia

Si era chiesta tante volte cosa fosse l'amicizia ma non era mai riuscita a darsi una risposta sensata.
Credeva fosse nell'affinita`, ma aveva trovato amiche complementari a cui dare una versione opposta e a cui affidarsi quando aveva bisogno di guardare con occhi diversi.
Credeva fosse nello stare insieme, ma aveva imparato con l'esperienza che l'amicizia vive nonostante la distanza e la separazione, a volte anche nel silenzio.
Credeva fosse nella sincerita`, ma questa deve essere accompagnata da una grande benevolenza altrimenti e` competizione.
Credeva fosse nella simpatia, ma quello e`solo uno stato emotivo labile e superficiale.
Credeva fosse nella vicinanza e nell'aiuto reciproco, ma se manca una confidenza profonda non e`di un'amica che si tratta bensi` di una persona che sentiamo affine ma a cui non racconteremmo mai le nostre ansie piu`segrete.

Adesso lo aveva capito.
L'amicizia e` nella lealta`, nell'onesta`, nell'intimita`e nell'ascolto.
L'amicizia e`negli abbracci, e`nel dirsi "Ti voglio bene".
L'amicizia e` uno scambio continuo.
L'amicizia e`una forma d'amore.
Tutto il resto e`conoscenti.



martedì 16 aprile 2013

Le bugie non si dicono

Quella conversazione era iniziata come un dialogo ma si era trasformata presto in un monologo.
"Quindi la maestra vi ha assegnato come compito di pesare ogni giorno tre cose"
"Si`. Pero`io non l'ho eseguito"
"..."
"Le ho detto che non ho potuto farlo perche`noi non abbiamo una bilancia, ma lei non mi ha creduto, ha voluto che lo scrivessi sul diario"
"Hai preso una nota?"
"Piu`o meno"
"???"
"Non e`colpa mia se non abbiamo una bilancia"
"E`vero, pero`i compiti devono essere fatti, avresti dovuto trovare un modo...per esempio chiederla in prestito a ZiaClara o ai vicini, avremmo potuto comprarne una. Con questo comportamento hai dimostrato mancanza di rispetto nei confronti della maestra e della sua autorita`. So che non intendevi farlo ma e`quello che hai fatto. Senti, ormai e`buio, non possiamo disturbare gli altri. Chiama la nonna di Napoli e fatti pesare qualcosa, cerca di recuperare, ma mi raccomando, la prossima volta fai il compito come si deve".

Era un periodo di rimproveri quotidiani, questo si aggiungeva agli altri.
Lei si sentiva sconfortata dal dover ripetere sempre le stesse cose e si domandava come mai non riuscisse piu`a trovare parole positive da dire alla sua piccola donna.
Ce ne sarebbero state tante eppure nella testa rimbombavano solo prediche che iniziavano con "Avresti dovuto" o "Avresti potuto".
Osservo`la creatura che prendeva appunti e penso`che, da quel momento, si sarebbe sforzata di contenere meglio l'amarezza delle continue ripetizioni, e che si sarebbe impegnata ad esprimere apprezzamento e biasimo in egual misura.
Con quel proposito si era addormentata, sicura che fosse la soluzione giusta.

Il giorno seguente all'uscita di scuola aveva fatto la solita domanda:
"Come e` andata oggi?"
"Bene, la maestra mi ha corretto il compito e mi ha chiesto come ho risolto il problema della bilancia"
"E tu?" aveva chiesto lei temendo il peggio,
"Io le ho detto che ho chiamato la nonna e che..."
"Nooo, dimmi che non le hai detto la verita`"
"Ma tu dici sempre che le bugie non si dicono. Adesso dovevo dirne una?"
"No, no, hai ragione. Le bugie non si dicono".



mercoledì 10 aprile 2013

Una giovane donna

Lei avrebbe preferito trascorrere quel pomeriggio piovoso davanti ad una buona tazza di te`,
l'altra aveva bisogno di un giubbotto nuovo,
lei prima o poi avrebbe dovuto comprarlo,
l'altra si lamentava: "Col piumino fa caldo e soffro",
lei aveva dovuto soccombere,
l'altra si preparava ad uscire.
Lei era infreddolita e bagnata,
l'altra accaldata e scalpitante.
Lei era in cerca di qualcosa da abbinare ad abitini colorati e gonne a balze.
L'altra, con i suoi quasi undici anni, camminava in un paio di scarpe sportive che aveva preso dall'armadio della madre e si sentiva grande.
Lei si faceva conquistare da una giacchetta blu, stile marinara.
L'altra indossandola si rimirava allo specchio, piu`come una giovane donna che come una bambina.
Lei non era convinta,
l'altra voleva qualcosa di piu` sportivo.
Lei sorrideva dirigendosi all'uscita,
l'altra sorrideva e la seguiva imbarazzata,
lei si insospettiva,
l'altra arrossiva.

Davanti a loro un un maschio predatore posava lo sguardo impuro sulla sua bambina.
Lei, l'altra e il predatore quindicenne.
Lei deve farsene una ragione.



lunedì 8 aprile 2013

Voglio il cane



"Non possiamo e poi abbiamo gia`un gatto"
"Ma io lo voglio. Guarda qua, sul sito dell'ENPA; avresti il coraggio di abbandonare un povero cane come questo?"
"E`troppo impegnativo. Creamy non ti piace piu`?"
"No, sono io che non le piaccio. Tutti gli animali scappano da me. Mi odiano!"
"E perche`scapperebbero?"
"Non lo so. So solo che mi odiano. Il pesce rosso, appena mi avvicino, va dall'altra parte della boccia. Il criceto di Lore, si affaccia dalla tana, mi guarda storto e torna dentro di corsa. Creamy non si lascia prendere in braccio, devo sempre rincorrerla per acchiapparla.
Sono l'unica persona in tutto il mondo che gli animali trattano cosi`!"
"Non proprio. Succede anche a me, forse e`perche`hanno paura di noi"
"L'unico che mi capisce e`il cane. Si fa portare in giro, posso accarezzarlo e soprattutto non scappa.
Irene ne ha adottato uno al canile, ogni tanto va a trovarlo e gli fa fare una passeggiata. Potremmo fare cosi`anche noi"
"Potremmo, pero`non so se avrei il coraggio di lasciarlo li`ogni volta"
"Ma allora, se i cani si adottano al canile, la tua compagna di classe adottata l'hanno presa al personile?"
"No, il posto dove vivono i bambini che non hanno piu`i genotori si chiama orfanotrofio"
"Ah. Che strano, suona meglio personile"
"Comunque, se fossi in te, prima di cercare altrove, proverei a coccolare un po' di piu`Creamy. Certo non e`un cane ma e`molto affettuosa e merita la tua considerazione"

"Va bene, pero`non togliete i cartelli!"

giovedì 4 aprile 2013

Quarantotto ore in montagna

Otto commensali mangiavano a turno perche`avevano a disposizione solo sei forchette.

"Su questa tavola mancano le posate ma ci sono troppi tovaglioli, e`uno spreco"
"In bagno, a scuola per risparmiare la carta basta usare le mani, ti pulisci bene e poi le lavi"
"Benissimo. C'e`qualcuno nella tua classe che lo fa?"
"Io no!"
"Mamma quando la Birba piccola avra`10 anni, quanti ne avra`la grande?"
"Dodici"
"Ah. E quando la piccola ne avra`12?"
"Quattordici"
"Ah. E quando ne avra`14?"
"Fatevi i conti!"
"Gormiti, Gormiti, piu`forti piu`uniti, Gormiti, Gormiti, Gor!"
"Il primo che finisce mi passa la forchetta?"
"Ma il risotto con la salsiccia quando lo mangiamo?"
"Domani! A proposito, bambine, stasera a letto presto, domani andiamo a sciare"
"Fermi tutti! Guardate cosa dicono in tv, lo sapevo...stanotte bisogna spostare gli orologi"

L'allegra compagnia si e`svegliata alle sei, che poi erano le cinque, ha parcheggiato davanti al cancello della cabinovia mentre era ancora chiuso, si e`trascinata in stato catatonico fino alle piste dando il buongiorno a tutti gli addetti ai lavori, ha mangiato otto brioches appena sfornate, ha noleggiato il primo paio di sci, scarponi e casco della giornata e ha lasciato stupita e un po' addormentata le prime impronte del mattino sulla neve.

martedì 2 aprile 2013

Il tortano

Tre valigie, tre zaini, tre borse di viveri e un letto gonfiabile erano il necessario per trascorrere serenamente quarantotto ore in montagna.
Le creature salivano in macchina elencando i giochi portati,
Pisolo litigava con i bagagli che si rifiutavano di entrare e
Mammacanta constatava la necessita`di fermarsi a comprare della farina.
Aveva deciso, avrebbe preparato il tortano, un rustico della tradizione napoletana fatto con un impasto silmile al pane e imbottito con salumi e formaggi,
una squisitezza e, certamente non sarebbe partita senza l'ingrediente fondamentale.

Ore 10.
Pisolo parcheggiava davanti al supermercato,
le creature perfettamente allacciate aspettavano sui sedili posteriori,
lei spalancava la portiera dell'auto, apriva l'ombrello per proteggersi dal diluvio e scendeva ma...
ma con un piede incastrato nella borsa dei viveri, perdeva l'equilibrio e cadeva rovinosamente sull'asfalto fangoso trascinando con se`anche salumi e formaggi,
poi, sotto lo sguardo preoccupato ed incredulo dei passanti e dei familiari, raccoglieva i pezzi del suo tortano, chiudeva la portiera sbattendola, si dirigeva verso lo scaffale della farina e portava a termine la sua impresa.
Durante la successiva mezz'ora di viaggio, tanto furiosa doveva essere la sua espressione che nessuno aveva avuto il coraggio di chiederle se si fosse fatta male.

Arrivata a destinazione, nel silenzio generale,
aveva sciolto il lievito e lo strutto nell'acqua tiepida,
preso orgogliosamente il suo pacco di farina e preparato l'impasto che avrebbe lievitato fino al giorno dopo,
poi aveva tagliato a pezzettini i superstiti della caduta, prosciutto, mortadella e provolone piccante e li aveva riposti in frigorifero per aggiungerli al resto soltanto un'ora prima di infornare e, perche`si sappia:
a Pasqua sulla tavola c'era un tortano gigantesco!