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giovedì 29 agosto 2013

Un bel po' di gente

La prima occasione per fare quattro chiacchiere al maso era stata una merenda in terrazza. L'aveva organizzata per festeggiare il compleanno della birba piccola.
E` nata il 31 luglio, ma:
"Sono la bambina piu`sfortunata del mondo, ho poche amiche, le maestre mi odiano, mi fanno mettere sempre in fondo alla fila, non ho un fidanzato, nessuno mi vuole, e quando compio gli anni sono tutti in vacanza".
Ergo, i festeggiamenti iniziano il 20 luglio, in colonia con i compagni di avventura, pare che quest'anno abbia tenuto un discorso di ringraziamento da un palco con un microfono, procedono a casa con la festa parenti, quelli che non sono partiti, fanno tappa in montagna con gli amici del maso e infine, a settembre, arrivano a Napoli dove ci sono i nonni e la bisnonna.

Quel giorno in terrazza c'era un bel po' di gente:
due sorelle bolognesi con la erre moscia, il caschetto, la frangetta e le lentiggini, intente a preparare una pozione profumata pressando petali di fiori e more acerbe;
due fratelli francesi che parlano un italiano perfetto, tradito solo dall'accento, che proponevano giochi famosissimi in Francia ma sconosciuti in Italia;
un duenne milanese che correva intorno al tavolo con un pezzo di torta al cioccolato spappolato tra le dita ed equamente spalmato sulla faccia e sulla maglietta;
un biondino indigeno, inquilino del maso accanto che indossava occhiali con lenti cosi`spesse da fargli sembrare gli occhi enormi e che divorava la torta schiacciandola con le mani sulla bocca e inghiottendola senza masticare;
un forbito e nobile dodicenne bolognese, ospite del biondino, che la sera preferisce Superquark alle scorribande in giardino e che decantava le lodi dei pan cake di sua nonna;
due fratelli indigeni, un dodicenne che usa esercitarsi per la ferrata, calandosi, perfettamente equipaggiato, dal quarto piano, e un ottenne con la voce acuta che tutte le mattine percorre il viale alberato sfrecciando sulla mountain bike con i capelli al vento;
tutti i genitori dei suddetti ragazzini.

La merenda si era trasformata in una festa in piena regola.
La birbetta aveva spento nove candeline per la terza volta in un mese,
gli invitati avevano cantato i tanti auguri anche in francese,
Pisolo aveva progettato mirabolanti passeggiate in compagnia del papa` francese e scoperto che il proprietario del maso e`suo coetaneo ed omonimo di primo e secondo nome, la birba grande aveva chiacchierato con il nobile dodicenne di scuola e libri e Mammacanta aveva imparato da Letitia, la francese, la ricetta per fare l'impasto delle piadine, una scoperta clamorosa che avrebbe caratterizzato il resto della vacanza.



lunedì 26 agosto 2013

Curiosando tra i vicini

In quei giorni il maso era affollato, i sette appartamenti erano tutti occupati.
Al primo piano, oltre alla famiglia felice, alloggiavano una coppia con un bambino piccolo, una famiglia francese e due anziani.

La giovane mamma ha i capelli ricci e corvini, il viso pallido e gli occhi grandi.
Alle prese con un duenne, era stanca e provata e non faceva che chiedere alle altre mamme quanto sarebbe durata tutta quella fatica, quando avrebbe potuto ricominciare a dormire.
"Mai!", le rispondevano.
Ma esageravano, perche`sapevano che giorno dopo giorno il ritmo avrebbe rallentato, il bambino sarebbe diventato piu`autonomo e lei, sforzandosi di tenere a bada l'irragionevole senso di colpa, avrebbe ripreso un po' della sua liberta`.

Letitia e`la mamma francese, ha i capelli color miele lunghi fino alle spalle, gli occhi piccoli nascosti dietro gli occhiali, il viso tondo, il naso circondato da lentiggini e un accento vagamente romano.
E`venuta dalla Francia per trascorrere le vacanze in Italia insieme alla sua famiglia: il marito, un francese dal nome difficile e impronunciabile, il figlio adolescente taciturno ma sveglio e la figlia, una biondina vivace che e`diventata l'inseparabile compagna di scorribande della birba piccola. Letitia e`nata a Roma ma da qualche anno vive a Lione dove insegna italiano ai ragazzi francesi. In classe racconta delle tradizioni italiane, mostra i film che hanno fatto la storia del cinema, organizza incontri con gli scrittori piu`noti e con i familiari delle vittime della malavita, perche`l'Italia e`un paese meraviglioso ma ha anche dei lati oscuri e spaventosi.

In fine c'e`la coppia anziana.
Lei e`una donna magra e distinta, con la voce nasale e metallica, "Buongiorno, signori", dice, e quelle o chiuse risuonano nel naso come attraverso un imbuto.
"Scusa se ti sto davanti, Giancarlo. Scusa eh?",
"Senti, Giancarlo, chiudo qui eh? Chiudo?",
"E` un mistero che non e`un mistero, giusto Giancarlo?",
"Aspetta, aspetta, Giancarlo".
Povero Giancarlo, annuiva continuamente ma non riusciva a rispondere, lei non gliene dava il tempo, sembravano Furio e Magda di Bianco rosso e Verdone, solo con i ruoli invertiti.

E si`, Mammacanta origliava.
Insomma, erano tutti li`, non e`che si potesse fare altrimenti.


martedì 20 agosto 2013

Il caffe`

Il problema era riuscire a trovare il posto alla catasta di cose che avevano portato da casa.
Le valigie vuote sull'armadio,
la cuccia, il tiragraffi e la ciotola di Creamy nell'angolo in cucina,
il fornetto accanto alla tv,
i due kili di caffe`(quello che piace a loro qui non si trova) nel mobile sopra la cappa,
fionda, balestra e palloni in cameretta,
i libri sui rispettivi comodini e
la ventina di settimanali non ancora letti, in bagno, accanto al water, ovvio.
Comunque alle 11 era tutto in ordine, la vacanza poteva cominciare.

La casa dove la famiglia felice avrebbe trascorso le successive tre settimane e`un classico maso, col tetto di tegole e i balconi di legno da cui scendono cascate di gerani.
E` diviso in piccoli appartamenti e nel locale che prima era la stalla adesso ci sono una grossa caldaia e la lavatrice comune.
Tutto intorno prati sfalciati e alberi da frutto.
Ci sono anche un orticello e qualche gallina e poi il bosco, dove si nascondono cervi, volpi, orsi e forse lupi.
La vita qui si svolge tra rilassanti passeggiate nel verde, che solitamente durano quattro ore, arrampicate pericolose precedute da una breve lezione sui nodi, quelli grazie ai quali resti ancorato alla parete o al compagno sopra di te, nel caso dovesse sfuggirti la presa, e chiacchiere in terrazza davanti ad una buona tazza di caffe`.
Quest'ultimo e`il momento preferito da Mammacanta.
Lei mette la caffettiera sul fuoco, spalanca la finestra e aspetta che il profumo attiri gli ospiti in terrazza. Prepara la cremina nella chicchera, sbattendo un po' di zucchero con le prime gocce di caffe`, poi versa tutto nelle tazzine sul vassoio e va a raggiungere gli altri.


venerdì 16 agosto 2013

Panini appetitosi

Sapere della presenza di quei panini farciti aveva provocato una notevole aspettativa tra i passeggeri.
Il profumo del pane appena sfornato faceva venire l'acquolina.
Chissa`se esiste una regola che vieta di cenare prima delle 19.30.
Comunque, nel dubbio avevano assecondato il palato e alle 18.30 i panini erano finiti.

Mangiare in macchina non e`comodo, forse divertente, ma non comodo.
Pisolo masticava in fretta, stava attento a non sporcare, un occhio alla strada e uno al cibo.
Poi, pero`aveva sete e chiedeva a Mammacanta di versargli da bere.
Ah.
Per versare l'acqua, lei avrebbe dovuto trovare un posto al suo panino.
Dove avrebbe potuto metterlo? Sul cruscotto? Il getto dell'aria condizionata avrebbe sparso le briciole ovunque. Accanto al cambio? No, meglio di no.

Alla fine lo aveva appoggiato sulle gambe sperando di non dover affrontare curve, altrimenti ti saluto pasto.
A ripensarci, forse sarebbe ststo meglio mangiare nell'area di sosta, guardare le auto sfrecciare lungo l'autostrada e fingere che non ci fossero 40 gradi e la canicola.
Oppure entrare nel self service, rinfrescarsi con l'aria condizionata, scegliere il panino ideale tra almeno quindici alternative, lei adora il camogli, prendere un paio di bibite fredde e anche il caffe`. Perfetto, salvo poi dover pagare il conto.
Per la stessa somma in citta`avrebbero potuto mangiare pizza, bibita e caffe`, oppure ravioli, spaghetti alla piastra e pollo alle mandorle al ristorante cinese, oppure frittura di paranza,  primo a base di pesce, bibita e caffe`al ristorante in centro.
No, mangiare in macchina non sara`comodo ma conviene.

Nel frattempo era finita anche l'uva. Mancava un'ora all'arrivo, l'aria fuori dall'auto era ancora calda e il termometro segnava 35 gradi.
Fra poco sarebbero usciti dall'autostrada, iniziavano i tornanti.
Mammacanta sarebbe andata a sedere dietro e avrebbe ceduto il suo posto alla preadolescente che soffre di mal d'auto.
Le sarebbe venuto il voltastomaco alla quarta curva a gomito, ma non si sarebbe lamentata.
Alle 20.00 sarebbe scesa dalla macchina, avrebbe preso una bella boccata d'aria e la faccia verde avrebbe ripreso un colorito umano.
Invece.
Alle 20.00 scese dalla macchina davanti ad una decina di persone che stavano facendo una grigliata.
Saluto`da lontano con un cenno della mano, sentendo il vomito risalire l'esofago.
Degluti`, prese una boccata d'aria e si diresse verso la casa;
avrebbe vomitato li`il suo panino.


mercoledì 14 agosto 2013

L'incastro, i vermi e il cruise control

Era una sensazione meravigliosa quella che aveva provato guardando tutte quelle valigie che un attimo prima riempivano l'ingresso, perfettamente incastrate nel bagagliaio della macchina.
Un misto di orgoglio e compiacimento.
Era lei l'addetta all'incastro. Pisolo si limitava ad accumulare i bagagli accanto all'automobile e ad aspettare le sue indicazioni.
Non che non fosse capace di farlo, anzi, a volte riusciva ad essere perfetto, ma col tempo aveva imparato ad accettare il fatto che fosse lei la migliore, perlomeno in questo.
Aveva appreso la tecnica da suo padre, anni di affiancamento, lui non poteva competere. A dirla tutta provava anche un certo piacere quando doveva porre rimedio ai suoi tentativi maldestri, gli dava una pacca sulla spalla: "Non preoccuparti, ci penso io".  

Partenza ore 17.00, non un minuto dopo.
Ne` uno prima, a dir la verita`. Lei ha bisogno di tutto il tempo a disposizione, fino all'ultimo secondo, 'anticipare' e`una parola assente dal suo vocabolario.
O meglio c'e`, ma solo seguita da 'il salario' o 'lo stipendio'.  

Mammacanta aveva preparato dei piccoli panini farciti con prosciutto crudo e mozzarella di bufala, una squisitezza! Aveva portato anche una tavoletta di cioccolato fondente con le nocciole intere e dell'uva bianca.
E`normale avere fame durante un viaggio e poi bisogna essere pronti a qualsiasi evenienza: una coda in autostrada, uno sciopero dell'Autogrill, un raptus di fame improvvisa.
L'importante nella vita e`essere preparati.
Quante volte capita di vedere al telegiornale file kilometriche di automobili in coda sotto un sole a perpendicolo.
Viene naturale pensare che dentro ci siano persone assetate e cosa succederebbe se non avessero da bere? Non voleva neanche pensarci, prendeva la sacca dei viveri e la riempiva con succhi, acqua e frutta a volonta`.
Poi prendeva la borsa termica e ci metteva dentro la carne che era nel congelatore.
Una volta una sua vicina era partita senza preoccuparsene.
E, al rirorno, aveva trovato un brutta sorpresa. Un'esperienza terribile dover ripulire il frigorifero spento da tre settimane a causa di un black out, pare che i vermi avessero apprezzato il regalo.
Il cattivo odore aveva invaso la casa, il pianerottolo e la tromba delle scale.
C'erano voluti tre giorni di lavaggi con acqua e aceto, prima che potesse riempirlo e farlo ripartire. "Ti sembra che la puzza si senta ancora?", le aveva chiesto speranzosa,
"Non mi pare" aveva risposto lei, anche se in verita`non era del tutto scomparsa.
Insomma, non poteva dirle che sarebbe stato meglio buttarlo via quel frigorifero, che era senza speranza, si trattava di un modello super, di quelli di ultima generazione, classe A++ ed era quasi nuovo.
Comunque, la carne era al sicuro, nella borsa frigo, perfettamente incastrata con gli altri bagagli.
Il traffico era scorrevole, Pisolo aveva impostato il cruise control e si era messo nella sua posizione preferita, quando si viaggia bisogna stare comodi.
Sarebbero arrivati alle 20.00.


lunedì 12 agosto 2013

Senza ventilatore ne`condizionatore

 La preoccupazione fidanzato era risolta pertanto la vita estiva poteva riprendere il suo corso.

Pisolo affrontava la calura cittadina soffocato da giacca e cravatta:
- Se fossi in te, metterei l'abito in uno zaino e mi cambierei in ufficio, proponeva lei, come ogni estate da quando si erano sposati.
- No - ribadiva lui seccato - sono abituato cosi`.
La preadolescente, insofferente al caldo tropicale, cercava pretesti per litigare:
"Mamma, mi regali il tuo vestito?"
"Ah, ti va ancora. Mi raccomando tienilo con cura".
"Non sei un po' vecchia per questa maglia?"
"Dici che sei giovane. Va be', aspettero`".
La birba piccola si proponeva nella versione sono la piu`sfortunata del mondo e buttava li`un'affermazione falsa e tendenziosa: "Festeggio il compleanno sempre da sola, nessun regalo, nessuna festa e un caldo insopportabile".
Lei svuotava e riempiva le valigie, convinceva le creature a fare i compiti delle vacanze, ritirava gli esiti del prelievo costati 140€, andava all'appuntamento con l'ufficiale giudiziario con la speranza di riappropriarsi, dopo un anno, del monolocale occupato da un inquilino moroso, probabilmente ormai scappato in Sudafrica, andava dal medico alle 15.00, sotto il sole a perpendicolo, entrava in sala d'aspetto e riprendeva i sensi davanti alle pale del ventilatore, incurante degli sguardi curiosi dei vecchietti, usciva dallo studio alle 20.15 con un integratore di ferro nella borsa.
Alla fine della giornata, con la pressione ai minimi storici, senza ventilatore ne`condizionatore, si trascinava dalla sedia al divano e dal divano al letto e li` sospirava pensando all'aria frizzante che avrebbe respirato tra qualche giorno, ogni mattina, per tre settimane.


lunedì 5 agosto 2013

Come Jovanotti agli esordi

La famiglia felice era di nuovo a casa, al completo.
I quattro membri sedevano accaldati intorno alla tavola apparecchiata e mangiavano programmando la prossima partenza.

- Qui fa un caldo cane! - afferma la preadolescente .
- Gia` - risponde Mammacanta sforzandosi di sembrare d'accordo nonostante non riesca a trovare un nesso tra il cane e il caldo, ne`tra la sua birba e questo strano linguaggio.
- E` stata proprio una bella vacanza.
- Gia` - riesce a dire mentre pensa al presunto fidanzato.
- Mi sono fatta un sacco di amici, ho i loro numeri, posso chiamarli quando voglio. Mi mancano.
- Peccato non aver visto la tua compagna di stanza.
- Si`, peccato, quando siete arrivati, lei era gia`partita.
- E sentiamo un po', tra tanti amici, per caso, ce n'e`stato uno speciale?
- Che?
- ...
- E va bene, uno si`. Si chiama Davide. Forse lo hai visto alla festa dei saluti, era quello col ciuffo biondo e i pantaloncini blu.
- Quello con il cappellino giallo? - finge di non aver capito, vuole i dettagli.
- Mamma, tutti i medi avevano il cappellino giallo.
- Ah, gia`. Qualche altro indizio? - dice mettendo in bocca un pezzo di pollo.
- Quello con gli occhi azzurri che si e`classificato terzo alle gare di tiro con l'arco.
- Ah, quello carino! - intanto mastica.
- Lui.
- E?
- E niente, ci siamo lasciati. Pensava di fregarmi. Aveva scommesso con gli amici che sarebbe riuscito a baciarmi, ma io sono stata piu`furba. Non spreco il mio primo bacio con uno che scommette!  

Mammacanta aveva sospirato, trattenuto un sorriso orgoglioso e inghiottito il boccone.
La mia bambina e`sveglia, se la cavera`certamente meglio di quanto sia riuscita io, pensava. Quanto al presunto fidanzato, lo aveva visto eccome.
Lo aveva individuato subito.
I ragazzi erano arrivati in terrazza in fila, uno dietro l'altro e poi si erano disposti in semicerchio, davanti ai genitori che li aspettavano seduti e impazienti.
Uno si notava tra tanti per la camminata sicura e molleggiata, sembrava Jovanotti agli esordi. Pantaloncini larghi e lunghi fino al ginocchio, scarpe sportive, alte e slacciate, maglietta di una taglia troppo grande. Aveva i capelli biondi tenuti in piedi con il gel, ma l'elemento che l'aveva indotta a pensare che fosse proprio lui il presunto fidanzato erano stati i pollici.
Li teneva infilati nelle tasche dei pantaloncini lasciando penzoloni le altre dita;
a lei non era sfuggito quell'atteggiamento nella sua preadolescente quando si erano riviste.
E comunque, dopo quella conversazione non aveva avuto piu`dubbi.
Era lui.
Carino eh, questo doveva ammetterlo.