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venerdì 27 settembre 2013

Esperimenti culinari

E scoprire che...

il mezzo kilo di tortellini ripieni di gorgonzola e noci, che avevi comprato a tuo marito, per quella sera in cui tu e le birbe avreste cenato fuori, lui li aveva conditi con un sugo a base di pomodoro, olive e capperi, e li aveva amorevolmente condivisi con la madre, inconsapevole vittima dei suoi improbabili esperimenti culinari.


mercoledì 25 settembre 2013

L'indomani

L'indomani era arrivato.
Si erano svegliate presto e avevano fatto tutto con calma.
La birba aveva scelto accuratamente gli abiti da indossare, non voleva esagerare ne`sembrare sciatta:
pantalone blu e camicia bianca, ma con un fiocco arancione alla gola.
Mammacanta l'aveva aiutata ad annodare il nastro, in modo che stesse dritto e aveva sostenuto la sua scelta originale, poi, un attimo prima di uscire, il silenzio le aveva circondate e non le aveva piu`lasciate fino alla scuola.
Li` ogni saluto sarebbe stato accompagnato da un profondo respiro, come dopo un' apnea.

L'edificio era grigio e trascurato, ma le voci dei ragazzi e gli zaini colorati lo riempivano di vita.
Al suono della campanella tutti si erano precipitati dentro, i piu`grandi avevano raggiunto di corsa le classi al piano superiore, poi la dirigente aveva chiamato per nome, uno alla volta, tutti i ragazzi delle prime, li aveva divisi in base alla sezione e li aveva invitati a seguire i professori.
Erano in fila in un un corridoio spoglio, da grandi, molto diverso da quello della scuola elementare, pero` le pareti erano gialle e quella mattina i raggi del sole lo riempivano con una luce calda e rassicurante.
In classe c'erano ventuno banchi, la birba ne aveva scelto uno in seconda fila, aveva appoggiato lo zaino a terra, controllato il fiocco e si era messa seduta.
Sembrava felice.
Adesso Mammacanta poteva tornare a casa.
In quel posto la sua birba sarebbe stata bene.



venerdì 20 settembre 2013

Lasciarla andare

Le vacanze erano finite,
se lo ripeteva mentre riponeva i costumi nel cassetto,
mentre sparecchiava la tavola,
mentre fingeva di guardare la tv.
Fino all'anno scorso avrebbe esultato al pensiero del ritorno alla routine quotidiana, ma questa volta era diverso.

L'indomani la birba grande sarebbe entrata in una nuova prima, con nuovi insegnanti e nuovi compagni.
Lei l'avrebbe accompagnata in classe, sarebbe rimasta un'ora, il tempo di conoscere i professori, e poi sarebbe andata a casa.

Ripensava a quando l'aveva accompagnata in prima elementare, a quando aveva visto le maestre, agli sguardi fiduciosi e smarriti dei bambini e ai banchi in fila.
Ripensava ai momenti trascorsi, alle pareti che negli anni erano state ricoperte dai lavori fatti in classe, ai libri dimenticati a scuola, alle feste, alle chiacchiere con le mamme e ai banchi diventati piccoli.  

L'indomani entrambe avrebbero affrontato il nuovo presente, ma non c'era da preoccuparsi, le emozioni sarebbero state le stesse di quel giorno di cinque anni fa, lei avrebbe sorriso incoraggiandola e l'altra sarebbe andata avanti senza timori.
Si trattava di una cosa semplice, doveva solo lasciarla andare.


lunedì 16 settembre 2013

Insindacabili opinioni

Con quel taglio di capelli si era sentita una persona nuova.
Era leggera.
Aveva percorso la strada fino a casa specchiandosi compiaciuta in tutte le vetrine, era proprio soddisfatta.
Camminava sicura ma un po' imbarazzata, chissa`perche`uscendo dal negozio del parrucchiere, si ha sempre la sensazione che il mondo intero si sia accorto della tua nuova pettinatura.
Abituata alla sua testa riccia e pazza, all'inizio aveva fatto un po' fatica a riconoscersi, ma l'immagine riflessa nello specchio non le era dispiaciuta affatto.
Tony glieli aveva tagliati scalandoli un po' qua e un po' la`e poi li aveva asciugati morbidi, quasi lisci.
Il difficile era prevedere come sarebbero diventati quando l'effetto parrucchiere sarebbe terminato.

"Ragazze, ho asciugato i capelli col diffusore che ne pensate?",
"Mamma, sono bellissimi!",
"Grazie, allora mi stanno bene?",
"Benissimo, a parte la faccia, sei perfetta".



giovedì 12 settembre 2013

Due teste e un metal detector

A dir la verita`, era rimasta un po' perplessa quando le aveva detto che da grande avrebbe voluto fare la parrucchiera.
Non fraintendete.
Si tratta di un lavoro onesto, magari anche redditizio, un lavoro che presuppone passione e senso estetico, ma da una bambina di nove anni si sarebbe aspettata una risposta piu`... piu`visionaria, tipo: la pittrice famosa oppure l'astronauta o la scienziata, la scalatrice, la ginnasta, la domatrice di animali feroci.
Invece.  

Invece lei ha un sogno pragmatico, una fantasia realista, realizzabile e concreta.
Pertanto, quel giorno aveva voluto accompagnare Mammacanta a tagliare i capelli.
Si era seduta sulla poltrona al suo fianco ed era rimasta, per almeno un'ora, ad osservare attentamente e in silenzio.
Poi,

"Lo sai? Io da grande voglio fare la parrucchiera, come te", aveva detto a Tony con aria compiaciuta,
"Mi sembra un'ottima idea" aveva risposto lui, trapelando orgoglio e soddisfazione,
"Si`, ma mia mamma dice che non e`un bel sogno per una bambina",
"No, e`che, volevo dire, intendevo che...",
"Capisco. Ti dispiace se le regalo una testa?",
"Una testa?",
"Per fare pratica",
"Si`, mamma, bellissimo! Ma tu ne hai tante o solo questa?",
"Ne vuoi un'altra?",
"Si`",
"Ecco, per adesso prendi queste due, ne conservero`altre per quando tornerai".  

Cosa aveva detto? "Altre quando tornerai", altre!?
Quei due complottavano per trasformare la sua casa in un salone di parrucchieri.
Come se non si fosse sentita abbastanza a disagio nel percorrere la strada fino alla casa dei nonni, con in mano due teste avvolte in una busta di plastica trasparente, o nel tentare di farle entrare nella valigia come il cattivo di una puntata di Criminal minds.
Ma, onestamente, era stata bravissima ad attraversare con aria innocente il metal detector in aeroporto sotto gli sguardi curiosi dei poliziotti.


venerdì 6 settembre 2013

Tortel a ferragosto

Era giunto il momento di tornare a casa, ma nessuno sembrava averne voglia.
Mammacanta svuotava i cassetti e il frigorifero e si affannava per far sparire ogni traccia del loro passaggio da quella casa.
Pensava alla faccia che avrebbero fatto quelli che sarebbero arrivati dopo se avessero trovato, sotto al divano, uno dei calzini neri e puzzolenti delle birbe scatenate, o a quella che avrebbe fatto Pisolo scoprendo che lei aveva dimenticato li`le sue scarpe da trekking nuove, o ancora, a quella della proprietaria di fronte alla prugna che da qualche giorno giaceva dimenticata in fondo al frigorifero.
Pensava alle cose che avevano fatto, alle persone incontrate, all'autunno, alla scuola, ma soprattutto pensava alle ragioni per cui tutti loro non avrebbero voluto andar via.

Voglio dire, li` ci sono cose a cui non possono rinunciare.
Cose che gli fanno aspettare con ansia il giorno del ritorno, cose come queste, per esempio:  
1) Le tagliatelle ai funghi porcini del ristorante in fondo alla strada, tappa irrinunciabile all'arrivo e alla partenza.
2) Leggere per ore, comodamente seduti in terrazza, lui di fronte a lei, senza alcun disturbo e assolutamente muti.
3) La birba piccola che si tuffa in piscina con la maschera, il tubo e le pinne.
4) Il riflesso nel lago delle cime delle Dolomiti e degli intrepidi amanti del deltaplano.
5) I pancakes fatti con le uova delle galline della signora Lina.
6) Un cervo che passeggia il giardino.
7) L'aria frizzante che investe il viso quando al mattino si aprono le finestre.
8) Il tentativo disperato delle birbe di comunicare con i ciclisti stranieri e assetati che attraversano i sentieri intorno al maso e che incautamente tentano di bere dalla fontana d'acqua non potabile.
9) Gli immensi prati verdi.
10) Il tortel di patate coi fagioli e lo stinco con la polenta, a ferragosto.