Pagine

lunedì 31 marzo 2014

Suocera

"Quest'anno per il tuo compleanno ho esagerato.
So che lo desideravi ed ho voluto accontentarti, però si tratta di un'eccezione, non farci l'abitudine".





mercoledì 19 marzo 2014

L'adolescenza non può farmi paura

Sono arrivata alla maternità fornita solo di una carrozzina, una macchina fotografica e il numero di telefono del pediatra.
Avevo fatto il corso di preparazione al parto e gli esercizi di respirazione e ciò bastava perchè stavo per diventare madre e, si sa, le madri sono infallibili, virtuose e senza macchia, investite di un superpotere esclusivo, quasi mistico.

Con quel bagaglio di convinzioni e senza alcuna consapevolezza,
più come un neopatentato in tangenziale che come un pilota esperto,
ho affrontato tutte le difficoltà che man mano mi si sono presentate.
A volte è stato faticoso, altre mi è sembrato semplice.

Oggi sono qui, davanti alla porta dell'adolescenza della quasi dodicenne, con la stessa inesperienza di allora.
Vivo alla giornata, rimbalzando come una pallina da tennis, tra momenti sì, pieni di accenni ad un passato sereno, e momenti no che mi trascinano in un buco nero, dove si aggirano senza sosta il peggio di me e di lei.
Ma sapete che vi dico?

Dopo aver convinto le mie figlie che una madre non commette mai errori,
dopo aver imparato a stabilire un contatto visivo con loro anche attraverso la porta del bagno,
dopo aver sperimentato ogni tipo di minaccia o promessa capace di intimidirle per tutta la vita,
dopo aver imparato a riconoscere una bugia all'istante,
ad economizzare,
ad ammassare vecchie pagelle, scarpe col buco, carte da regalo usate, lavoretti dell'asilo e delle elementari,
l'adolescenza non può farmi alcuna paura.


venerdì 7 marzo 2014

Scontro frontale

Ci sono genitori che guardano un proprio figlio che cresce con sguardo per niente preoccupato, anzi spesso sono soddisfatti e compiaciuti.
Lo vedono guadagnare autonomia, muoversi con abilità in ogni situazione e gestire la quotidianità.
Questi genitori sono certi di aver svolto bene il proprio compito, non sentono più la necessità di intervenire e riescono a mettersi in disparte.
Poi ci sono quelli come noi.
Che si ritrovano un figlio confuso dai cambiamenti che attraversa.
Un figlio che fa di tutto per rendersi detestabile, per provocare e per dire che non ne può più delle regole nè dell'ordine nè della disciplina.
Quelli che alternano rabbia a tristezza.
Quelli che non sanno cosa fare.

Lei.
"Non capite niente"
"E certo, avete sempre ragione voi"
"So cosa faccio"
"I miei amici sono fortunati, gli lasciano fare quello che vogliono"
"Voglio cambiare famiglia"
"Non ho niente da mettermi"
"Mi fate sempre la predica"
"Non ho voglia"
"Me ne frego"
"Che schifo!" .

Noi (soprattutto io).
"Finchè vivrai sotto questo tetto dovrai rispettare le regole di questa famiglia"
"Qui le decisioni le prendiamo noi"
"Non se ne parla"
"Devo dire sempre le stesse cose"
"Non sei capace di fare niente da sola, quando pensi di cominciare?"
"Non siamo i tuoi camerieri"
"Metti in ordine altrimenti butto tutto"
"Vai a studiare"
"Posa il tablet"
"Fai come vuoi, io ti ho avvertita"



mercoledì 5 marzo 2014

Fine del gioco

Progetto protezione civile.
Giornata assolata.
Accesso alla scuola aperto ai genitori.
Uomini in divisa lungo il viale alberato.
Un'ambulanza.
Un' aula in cui si tiene la dimostrazione, grande circa sessanta metri quadrati.
Sedie disposte in file da dieci.
Cinquanta bambini agitati che si scambiano caschetti gialli.

Uno, due, tre, quattro...dieci caschetti.

Cinque, dieci, quindici, venti minuti di scambi.

Un gioco divertente.

"Caspita se sono vivaci!",
"Eh, ci mancavano i caschetti",
"Ma ieri C non ha mandato un messaggio? Avvertiva che ha trovato i pidocchi sulla testa di sua figlia!",
"Pidocchi?",
"Ci sono i pidocchi?".